Polemica sui buoni pasti agli operatori sanitari. Amati: «Richieste legittimo, siamo a lavoro per sanare le mancanze»
Questa mattina in consiglio regionale si è tornato a parlare dell’annosa questione dei buoni pasto da erogare agli operatori sanitari con più di sei ore di servizio giornaliero. Un diritto garantito oggi solo dalla Asl di Bari e, in parte, da quella di Foggia
È ancora bagarre sull’erogazione dei buoni pasto per gli operatori sanitari in Puglia. Si riaggiorneranno la commissione regionale prima e terza, convocate congiuntamente questa mattina per audire gli assessori Fabiano Amati, responsabile del bilancio, e Raffaele Piemontese, titolare della sanità. Solo il primo dei due si è presentato, assente Piemontese.
A distanza di cinque anni, ancora nessuna applicazione per la mozione presentata dal Movimento cinque stelle e approvata all’unanimità nel 2020. Il documento prevedeva che gli operatori sanitari con più di sei ore di servizio avessero diritto o ai buoni pasti o al servizio mensa.
Le uniche Asl che si sono adeguate al regolamento sono state quella di Bari e quella di Foggia, sia pur solo in parte. La mensa infatti nel comune del nord della regione partirà nel corso del mese di giugno, mentre negli Ospedali Riuniti il servizio funziona fino al venerdì. Sabato e domenica, pranzo al sacco.
Mauro Nicastro, dirigente del Dipartimento Salute in Regione Puglia, nel corso dell’incontro ha provato a spiegare che alla base del mancato riconoscimento degli indennizzi, ci sarebbe la mancanza di disponibilità economiche. Finanziamenti che dovrebbero arrivare da Regione Puglia. Sullo sfondo però cresce il rischio dei ricorsi da parte dei medici, pronti a portare il dibattito davanti ai giudici. L’attacco politico arriva dalla consigliera regionale meloniana Tonia Spina.

