Acli. Basilicata ancora in crisi, ma ci sono segnali di ripresa

Presentato a Roma il rapporto “Le cinque Italie”

La Basilicata si trova “ancora in una situazione marginale, ma in ripresa”, con un Pil procapite di circa 18 mila euro annui – rispetto ai 15.160 euro della media del Sud – e con il 51% circa di occupati, a fronte del 40% del meridione: la regione è quindi “ancora un territorio in difficoltà ma gli indicatori socio-economici mostrano segnali di risveglio”.

Distribuzione in Italia della ricchezza negli anni della Crisi

I dati emergono dal rapporto “Le cinque Italie“, realizzato dall’Iref per le Acli e presentato a Roma. Le due province lucane restano tra quelle indicate come “depresse”, ma “si staccano da un altro consistente gruppo di regioni meridionali che restano in un profondo disagio, e non mostrano segnali di ripresa”.

Per quanto riguarda invece il settore produttivo e l’export, in gran parte del Mezzogiorno sono 6,5 le aziende manifatturiere ogni diecimila abitanti, rispetto alle otto della Basilicata e “sono incoraggianti i dati sulla crescita del Pil in Italia nel 2015, all’indomani della recessione: la Basilicata (+5,5%) è la regione in cui la ripresa è stata più forte”.

Un dato resta invece “preoccupante”, secondo il presidente provinciale di Potenza delle Acli, Emanuele Abbruzzese, e riguarda il divario tra le persone benestanti (con reddito di 120 mila euro) e i meno abbienti (con un reddito di diecimila euro): tra il 2008 e il 2015, le province lucane sono tra quelle in cui lo scarto si è incrementato più del 5%, con un “allargamento della forbice tra ricchi e poveri”.

“Su fattori dirimenti quali la ricchezza prodotta per abitante, i livelli di occupazione, la capillarità delle imprese e della rete bancaria sul territorio, la proiezione verso i mercati esteri – ha detto la presidente regionale delle Acli, Rachele Campagna – le province lucane non sono più assimilabili al sud fragile. Piuttosto appaiono più prossime ai valori intermedi raggiunti dalla nostra nazione. E’ evidente che questi territori avrebbero le carte in regola per invertire la china nei diagrammi dello sviluppo”.