Coronavirus: Basilicata, ospedali senza ricoverati
In regione zero contagi da nove giorni
Quella della Basilicata con nessun paziente in ospedale per il coronavirus – dopo tre mesi che sono trascorsi nella paura, anche se certo non a livello di regioni più martoriate dal covid-19, e da nove giorni senza alcun nuovo contagio – è una storia di successo.
Se ieri c’erano ancora tre ricoverati e oggi più nessuno, è già tempo di un primo bilancio sull’emergenza sanitaria in una regione che, sì, ha giocato “in difesa” – e non poteva fare altro – ma ha fatto le scelte giuste, con una popolazione che, dispersa su un vasto territorio e con solo due città (Potenza, il capoluogo di regione, e Matera) con alcune decine di migliaia di abitanti, ha tenuto il comportamento giusto.
E il bilancio dice che in Basilicata il coronavirus ha fatto 27 morti (il primo la sera del 22 marzo, un uomo di circa 80 anni), che hanno lasciato una scia di dolore – condiviso dovunque per la scomparsa dell’olimpionico Donato Sabia, l’8 aprile – qualche polemica e un’inchiesta della magistratura (per il decesso di un uomo, a Potenza, il 2 aprile, con accuse di ritardi nell’ottenere il tampone). I ricoveri in ospedale per il covid-19 hanno fatto subito preoccupare: il 7 marzo il caso più noto, quello del prefetto di Matera, Rinaldo Argentieri, poi guarito e da giorni tornato in attività.
Le scelte giuste? La prima è stata l’ordinanza con la quale, la sera tardi del 23 febbraio, il presidente della Regione, Vito Bardi, impose la quarantena a chi arrivava in Basilicata. Una decisione che fu criticata ma che si rivelò preziosa: la Lombardia era appena diventata “zona rossa” e bisognava arginare il rientro di centinaia di persone, soprattutto studenti universitari. Un filone di ordinanze “protettive” che Bardi ha portato avanti senza esitare, fino a ieri, quando ha confermato l’obbligo di registrarsi per chi arriva in Basilicata con l’intenzione di soggiornarvi.
Ed è di oggi la decisione di istituire una piattaforma sul sito della Regione per l’autosegnalazione, dopo che sono stati centinaia coloro che hanno telefonato al numero verde della Regione per annunciare il loro rientro in Basilicata.
Del resto, la paura entrò nelle case dei lucani il 2 marzo, quando in un paese del Lagonegrese, Trecchina (Potenza), emerse il primo positivo (tra l’altro, un caso di rientro proprio dal Nord). Giorni col fiato sospeso sono stati anche quelli passati in attesa dei risultati dei tamponi in diverse case di riposo o in alcuni paesi “chiusi” nel timore di focolai pericolosi. I meriti? Bardi non ha resistito al gusto di una battuta – che nascondeva una polemica – in consiglio regionale, il 26 maggio: tutto è andato bene anche per “mera fortuna” e – aggiunse – se tutto fosse andato storto, la “colpa” sarebbe stata sua e del governo regionale. Meglio averlo evitato: e non certo per la colpa e le polemiche.
ANSA (di Mario Restaino)

