Chiaromonte “Città che legge”: sette appuntamenti con la lettura e la scrittura come strumenti di cura

Prende il via a Chiaromonte il progetto “Un libro è una vita di scorta”, un ciclo di sette appuntamenti dedicati alla lettura e alla scrittura autobiografica iniziato il 25 agosto alla Villa Comunale e previsto in calendario fino al 26 ottobre. Finanziato dal Centro per il libro e la lettura (CEPELL) del Ministero della Cultura attraverso il bando “Città che legge 2024”, l’itinerario è realizzato dal Comune in collaborazione con la cooperativa Maecenatis e Confcooperative Basilicata, con l’ulteriore sostegno di Fondazione Carical per l’installazione delle “BiBò”, casette di bookcrossing per la fruizione di libri all’aperto.

Gli incontri si snoderanno tra il Museo archeoantropologico “Lodovico Nicola di Giura” (3 e 4 settembre), la Biblioteca comunale “Giovanni Percoco” (9 settembre, 12 e 13 ottobre) e la Sala Consiliare (26 ottobre per la chiusura). Il progetto intreccia la cultura al welfare socio-sanitario, richiamando la vocazione accogliente di Chiaromonte — sede del Centro per i disturbi del comportamento alimentare e del Centro Early Start per l’autismo — e si inserisce nel percorso promozionale della candidatura del comune a Capitale italiana del libro 2027 con il dossier “Le trame di Calliope”.

Sulla continuità tra cultura e inclusione sociale è intervenuta la sindaca di Chiaromonte, Valentina Viola: «L’attenzione alle fragilità è centrale ormai nell’identità profonda della nostra comunità, riguarda il paese intero, non soltanto le strutture sanitarie che qui operano. Portare la lettura dentro questa storia mi è sembrata la scelta più naturale che potessimo fare. Sulla candidatura al 2027 giochiamo la stessa carta».

Il valore dello sviluppo territoriale e cooperativo è stato rimarcato da Giuseppe Bruno, presidente di Confcooperative Basilicata: «Nelle aree interne la cultura è anche una questione di lavoro. Ci sono musei e biblioteche che restano aperti solo perché una cooperativa se ne fa carico, e ci sono ragazzi che restano perché quel lavoro esiste. Il mio auspicio e l’obiettivo con cui lavoriamo a questo progetto e alla candidatura di Chiaromonte capitale del libro, è che da esperienze come questa nascano imprese, magari cooperative di comunità in cui siano gli abitanti a gestire i propri spazi. A Chiaromonte le condizioni ci sono».

Infine, sull’impatto metodologico dei laboratori basati sui modelli ULA e WRW, Lucia Surano della cooperativa Maecenatis ha spiegato: «Chi si iscrive spesso teme di non essere all’altezza, di non saperlo fare. Non serve. Si lavora sulla memoria, e quasi tutti a un certo punto si accorgono che la propria storia interessa a qualcun altro. “Pensavi di tenerlo in vita tessendo storie”, dice uno dei Proci a Penelope. La narrazione crea storia e tiene in vita. La narrazione di sé crea trame che costruiscono la tela della propria esistenza. Da lì in poi raccontarla ad un altro, crea comunità. Per questo tutti possono scrivere».