Matera, nella Chiesa di Sant’Eligio la mostra “Mediterraneo. Archeologie del mito”
Il progetto espositivo curato da Milena Ferrandina riunisce sette artisti internazionali nell’ambito del programma Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026
La Chiesa di Sant’Eligio di Matera ospita la mostra “Mediterraneo. Archeologie del mito”, inserita nel programma Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Il progetto espositivo, curato dalla storica dell’arte Milena Ferrandina, è organizzato da Opera Arte e Arti di Matera.
L’esposizione propone una riflessione sul Mediterraneo non come semplice spazio geografico o paesaggistico, ma come luogo in cui nei secoli si sono intrecciate civiltà, lingue, religioni e sistemi culturali che continuano ancora oggi a influenzare il presente. In questo contesto il mito viene interpretato come una forma originaria di conoscenza, capace di attraversare il tempo e di mantenere intatta la propria forza evocativa.
Il percorso riunisce le opere di Andrea Giovannini, Alberto Lanteri, Nicola Micali, Pino Oliva, Elisabetta Reicher, Andrea Roggi e Louis Schreyer, artisti provenienti da esperienze e territori differenti ma accomunati da una ricerca che individua nel Mediterraneo una matrice culturale condivisa. Pittura e scultura dialogano in un racconto che mette al centro memoria, paesaggio, identità e relazioni umane.
Ad accompagnare idealmente il visitatore è la figura di Quinto Orazio Flacco, nato a Venosa, simbolo di quell’incontro tra cultura greca e latina che ha contribuito a definire l’identità mediterranea. I versi dell’Ode III, 4, affidati alla voce narrante di Michele Tangreda e alla produzione sonora di Uccio Mastrosabato, attraversano l’intero spazio espositivo e diventano il filo conduttore della mostra.
Le opere affrontano il tema della memoria attraverso linguaggi diversi. Nicola Micali trasforma materiali recuperati dai fondali marini in testimonianze culturali; Elisabetta Reicher rilegge il mito greco come messaggio universale di accoglienza; Andrea Giovannini esplora il mare come esperienza sensoriale; Louis Schreyer riflette sul tempo e sulla fragilità dell’esistenza; Andrea Roggi indaga il rapporto tra natura e cultura; Pino Oliva affronta il tema della conoscenza attraverso figure archetipiche; Alberto Lanteri recupera la dimensione classica del mito per interrogarsi sulla permanenza della bellezza.
“Mediterraneo. Archeologie del mito” si presenta così come un’indagine sulle radici profonde della cultura mediterranea e sulla loro capacità di riemergere nel presente. Il Mediterraneo diventa un archivio vivente di memorie e un luogo di confronto tra differenze, dove continuano a generarsi nuove forme di conoscenza, dialogo e immaginazione.

