Processo “Ambiente svenduto”, ex Ilva: rigettate richieste prescrizione
Seconda udienza a Potenza per il processo “Ambiente svenduto”, il caso che da anni tiene banco sulla vicenda delle emissioni dell’ex Ilva di Taranto durante la gestione Riva.
Davanti alla Corte d’assise presieduta da Marcello Rotondi, i difensori degli imputati hanno lavorato su due fronti: chiedere l’esclusione di alcune parti civili dal giudizio, e ottenere la dichiarazione di prescrizione per alcuni dei reati contestati. Su entrambi i punti, il collegio ha respinto le richieste ma si è riservato di sciogliere definitivamente la riserva nella prossima udienza, fissata per il 22 maggio.
Sul banco degli imputati siedono 18 persone fisiche e tre società. Tra i nomi più noti, quello dell’ex Governatore della Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione: secondo l’accusa avrebbe fatto pressioni sull’allora direttore dell’Arpa Puglia per ammorbidire la linea contro la fabbrica. Fatti che risalgono a quindici anni fa.
Questo processo ha già una storia travagliata: nel 2021 arrivarono 26 condanne, poi la sentenza fu annullata per un vizio procedurale ossia la presenza di giudici onorari tra le parti civili. Si è così ripartiti da zero, dall’udienza preliminare a Potenza, nel marzo 2025.
Il rischio prescrizione aleggia ancora sul procedimento. Se nell’udienza del 22 maggio il collegio dovesse accogliere le richieste, potrebbero cadere i reati di associazione a delinquere, omissione dolosa delle cautele nei luoghi di lavoro e, appunto, la concussione contestata a Nichi Vendola. Rimarrebbero in piedi il disastro ambientale e l’avvelenamento di sostanze alimentari, quest’ultimo, il reato giuridicamente più grave tra tutti quelli contestati.

