Bari, indiscrezioni dall’interrogatorio di Olivieri: Canonico lo avvisò delle intercettazioni su di lui

A distanza di alcuni giorni dall’interrogatorio di garanzia dell’avvocato ed ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, emergono alcune indiscrezioni sulla ricostruzione fatta davanti ai magistrati. Olivieri ha raccontato di essere stato avvisato dall’imprenditore Nicola Canonico di essere nel mirino degli inquirenti

“La caccia è a te, sei seguito, sei fatto…”. Questo il ricordo di Giacomo Olivieri, avvocato ed ex consigliere regionale in carcere dallo scorso febbraio nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Codice interno sul presunto voto di scambio in occasione delle scorse elezioni amministrative. Olivieri è stato sottoposto, alcuni giorni fa, ad un interrogatorio del quale i principali quotidiani riportano alcune indiscrezioni sostanziali: tra queste il ricordo di ciò che accadde il 15 maggio del 2019 quando, stando alle dichiarazioni, l’avvocato avrebbe ricevuto la telefonata dall’imprenditore Nicola Canonico che gli avrebbe rivelato di essere nel mirino degli inquirenti. Canonico, anche lui ex consigliere regionale e attuale presidente del Foggia Calcio, non risulta indagato, ma secondo le ricostruzioni avrebbe cercato di allertare Olivieri delle intercettazioni nei suoi confronti. Nel corso dell’interrogatorio, alla presenza dei legali dell’ex consigliere regionale, dei pm della Ddak, del procuratore Rossi e del capo della Mobile Filippo Portoghese, le domande avrebbero riguardato soprattutto l’ipotesi di voto di scambio politico-mafioso nel 2019. L’uomo avrebbe raccontato di essere stato cooptato da Di Rella, candidato alla carica di primo cittadino di Bari in quell’anno e che sua moglie Mari Lorusso sarebbe stata inserita in lista nonostante la sua impossibilità di fare campagna elettorale a causa della gravidanza in corso. In occasione di quella corsa elettorale, i coniugi avrebbero conosciuti Bruna Montani – che secondo l’impostazione accusatoria avrebbe usato il nome della famiglia mafiosa di appartenenza per procurare voti alla Lorusso, nella piena consapevolezza di Olivieri. Quest’ultimo ha però smentito di aver immaginato che questo cognome avesse tale peso nell’ambiente, ammettendo solo di aver consegnato alla famiglia della donna dei buoni benzina e un motorino usato che sarebbe servito per la campagna elettorale. L’attenzione si è poi spostata su Gaetano Strisciuglio, nipote dei capi clan Gino e Mimmo, rispetto al quale l’avvocato avrebbe riferito di essersi semplicemente accertato che il giovane fosse incensurato. Risposte che, secondo le fonti, avrebbero irritato i magistrati e lo stesso procuratore Rossi, che avrebbe fatto notare come le dichiarazioni di Olivieri sarebbero incoerenti rispetto alla intercettazioni e che avrebbe chiesto di raccontare la verità senza sottovalutare che era, al momento, di fronte a lui.