Traffico di droga dal Sud America al Salento, passando per l’Olanda: 26 misure cautelari
L’operazione “Skipper” arriva al culmine di due anni di inchiesta in cui è emerso uno strutturato sodalizio criminale dedito al traffico internazionale di stupefacente
Una vera e propria azienda, con un dirigente, un finanziatore, i fornitori. E poi i venditori. Coloro che fisicamente mettevano su piazza la merce. Non un prodotto qualsiasi, ma cocaina purissima che arrivava nel Salento direttamente dal Sud America, passando per l’Olanda con Amsterdam come base di stoccaggio. Un traffico di droga dalla portata internazionale, i cui dettagli sono emersi in due anni di indagini che la polizia di Lecce ha portato avanti con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. 26 le misure cautelari emesse solo nel capoluogo Salentino, a carico di altrettanti soggetti. Il più giovane ha 23 anni il più grande ne ha 70. Farebbero tutti parte di un imponente e strutturata associazione per delinquere. Nell’ambito dell’operazione, denominata Skipper, gli agenti della squadra mobile hanno eseguito sequestri preventivi per un valore di 4 milioni di euro, tra le province di Lecce e Salerno. Nel corso dell’inchiesta sono stati rinvenuti 25 chili di cocaina, diverse armi a disposizione del vasto sodalizio con ramificazioni in tutta Italia e circa 90mila euro in contanti. Secondo l’accusa, lo stupefacente veniva prodotto in America latina. Da qui giungeva nella capitale olandese sotto forma di ovuli contraddistinti da una sigla. Ad Amsterdam la droga veniva suddivisa e lavorata in vari appartamenti predisposti ad hoc. L’organizzazione disponeva inoltre di veri e propri magazzini e garage per la custodia di tir e mezzi necessari al carico e al trasporto della merce verso l’Italia. La cocaina arrivava poi nel Napoletano, in un luogo allestito come deposito, e da qui smistata in diverse piazze perlopiù nel sud del Salento, tra i comuni di Nardò, Ruffano, Scorrano, Acquarica del Capo e Taviano. E nei capoluoghi di provincia di Taranto, Brindisi e Lecce. Gli inquirenti parlano di una struttura criminale particolarmente esperta, composta da diverse persone al vertice, ma anche di gregari e trasportatori. Il gruppo comunicava attraverso codici complicati, difficili da tradurre. Un’attività, quella degli investigatori, che si è avvalsa dei più raffinati strumenti tecnologici per riuscire a decodificare il contenuto delle intercettazioni ambientali e telefoniche, ma anche di un’intensa attività di osservazione e pedinamenti.

