L’evasione da film di un ergastolano. Imponente caccia all’uomo in Salento

Fabio Perrone, di 42 anni, ergostalano ricercato dopo la fuga con sparatoria all’ospedale ‘Vito Fazzi’ di Lecce, 6 novembre 2015. ANSA/UFFICIO STAMPA QUESTURA LECCE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
La città di Lecce e la provincia sono passate al setaccio dalle Forze dell’ordine impegnate in una imponente caccia all’uomo dopo l’evasione da film di Fabio Perrone, l’ergastolano fuggito dopo aver ferito con colpi di pistola due persone nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce ed un’altra, investendola con l’auto, all’esterno del nosocomio.
Alle ricerche stanno prendendo parte polizia, polizia penitenziaria e carabinieri. Ad essere setacciato è soprattutto il litorale a nord di Lecce, zona che in passato è stata frequentata dall’evaso.
In queste ore vengono interrogate in questura tutte le persone presenti al momento dell’evasione. Sono stati ascoltati anche le due persone rimaste ferite in modo lieve con colpi di pistola: un visitatore e una guardia penitenziaria.
Quest’ultima è ricoverata in ospedale dove è stata operata perché raggiunta da un colpo di pistola (con foro di entrata e di uscita) nella parte posteriore della coscia destra. Gli investigatori sono coordinati dal procuratore aggiunto antimafia Antonio De Donno.
Il reportage di Luisa Amenduni dell’ANSA di Puglia
Un anno fa ha ucciso per uno sguardo e qualche parola di troppo. E’ un ‘duro’ vicino alla Sacra Corona Unita Fabio Perrone, l’ergastolano 42enne che questa mattina ha sottratto la pistola d’ordinanza ad un poliziotto penitenziario, ha ferito tre persone ed è fuggito dall’ospedale di Lecce dove doveva essere sottoposto ad un esame medico. Perrone, il 28 marzo del 2014, aveva deciso di lavare l’offesa che riteneva di aver subito con quelle ‘parole’ e quegli ‘sguardi di troppo’ uccidendo nei pressi di un bar, a Trepuzzi, il 45enne di etnia rom Fatmir Makovich e ferendo gravemente suo figlio sedicenne. L’omicida venne preso qualche giorno dopo. Sei anni prima di quel giorno aveva finito di scontare una condanna a 18 anni di reclusione perché coinvolto nelle attività mafiose della Sacra corona unita. Teatro della vicenda fu, nel marzo del 2014, il bar nel quale le vittime e loro connazionali stavano concludendo la serata. Nel locale entrarono Perrone, due suoi amici e una donna. Tra i due gruppi cominciò una rissa con Makovich che avrebbe spintonato il pregiudicato e schiaffeggiato uno dei due amici. Perrone, a questo punto, secondo la ricostruzione degli investigatori, uscì dal locale, andò a prendere dalla sua auto una pistola e rientrò nel locale dove cominciò a sparare contro Makovich e il figlio che avevano trovato riparo nel bagno. Contro i due l’uomo sparò 15 colpi di pistola di grosso calibro. Il padre morì sul colpo, forse mentre faceva da scudo al figlio; il ragazzo rimase ferito in modo grave. La porta di alluminio del bagno fu perforata da una pioggia di fuoco anche perchè l’unica via di uscita, una finestra, era bloccata da una grata anti-intrusione. Nel bar i militari sequestrarono 15 bossoli di pistola calibro 9×21.

