Ex Ilva, vertice a Palazzo Chigi: ora la partita si sposta a Milano

Ieri a Palazzo Chigi il vertice sull’ex Ilva. Apertura alla partecipazione pubblica, mentre oggi si decide sul futuro dell’area a caldo

È stato il vertice di ieri a Palazzo Chigi a segnare un nuovo passaggio nella complessa vertenza ex Ilva. Governo, enti territoriali, associazioni datoriali e sindacati sono stati convocati a Roma per fare il punto sul futuro dello stabilimento di Taranto e sulle ricadute industriali e occupazionali della crisi.

Mentre nella Capitale prendevano avvio gli incontri, davanti alla direzione dello stabilimento di Taranto si svolgeva un sit-in a sostegno della vertenza.

A presiedere le interlocuzioni il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Per il Governo erano presenti i ministri Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin, Tommaso Foti e Marina Calderone, oltre al sottosegretario Luigi Sbarra. Al tavolo anche Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e Ilva e, per gli enti territoriali, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto e Comune di Statte.

Tra le principali risultanze, l’apertura dell’Esecutivo a una possibile partecipazione pubblica nell’ex Ilva, purché accompagnata da un piano industriale solido e credibile. Per il percorso di cessione serviranno ancora circa due mesi prima della successiva fase negoziale, mentre resterà operativa l’amministrazione straordinaria.
Sul fronte dell’indotto, il Governo ha chiesto la sospensione delle procedure di licenziamento almeno fino alla decisione della Corte d’Appello di Milano, invito accolto da AIGI e Confederazione AEPI. Prospettata anche l’istituzione di un tavolo permanente per Taranto.

A rappresentare le istanze del territorio sono stati, tra gli altri, il sindaco Piero Bitetti e il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro.

Ora la partita si sposta a Milano. Oggi la Corte d’Appello discute le istanze di sospensiva presentate da Ilva e Acciaierie d’Italia contro il decreto del 27 luglio che ha disposto la fermata dell’area a caldo entro novanta giorni. Una decisione destinata a incidere direttamente sul futuro industriale e occupazionale dello stabilimento.