Bari, dal salario minimo ai rider: cosa cambia con il Decreto Primo Maggio
L’analisi di Francesco Stolfa di FederTerziario Bari sulle novità introdotte dal Decreto-legge 62/2026 tra contratti, rinnovi e tutele nel lavoro
Salario minimo costituzionale, dumping contrattuale, rinnovi dei contratti collettivi e tutele per i rider. Sono alcuni dei temi affrontati dal Decreto-legge 62/2026, già ribattezzato “Decreto Primo Maggio”, che introduce modifiche significative nel diritto del lavoro italiano.
Secondo Francesco Stolfa del Comitato Tecnico Scientifico di FederTerziario Bari, il provvedimento rappresenta una svolta normativa destinata ad avere effetti concreti nei rapporti tra lavoratori, imprese e contrattazione collettiva.
Uno dei punti centrali riguarda il cosiddetto “salario giusto”. La nuova norma individua nel Contratto collettivo nazionale di lavoro “leader”, cioè quello sottoscritto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, il principale parametro di riferimento per stabilire il trattamento economico conforme all’articolo 36 della Costituzione.
“La contrattazione collettiva costituisce lo strumento per la determinazione del salario giusto avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento”, evidenzia Stolfa.
La novità, secondo l’analisi di FederTerziario Bari, limita la discrezionalità dei giudici nella definizione del minimo retributivo. Allo stesso tempo amplia le tutele economiche per i lavoratori che non applicano direttamente il contratto leader, estendendo il riferimento non soltanto allo stipendio base ma all’intero trattamento economico complessivo, comprese eventuali quattordicesime e altri emolumenti previsti dal contratto di riferimento.
Il decreto interviene anche sul tema del dumping contrattuale. Pur riconoscendo il ruolo centrale del contratto leader, la norma chiarisce che anche i contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni meno rappresentative possono essere pienamente validi, purché garantiscano trattamenti economici equivalenti.
Nel testo dell’analisi si richiama in particolare la necessità di distinguere i cosiddetti contratti “pirata” dai contratti collettivi minoritari, ritenuti comunque legittimi se in grado di assicurare livelli retributivi e normativi adeguati. Un riferimento che riguarda da vicino il settore del terziario e i contratti sottoscritti da FederTerziario.
Tra le novità introdotte dal decreto anche un meccanismo pensato per contrastare i ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi. Se il rinnovo supera i dodici mesi dalla scadenza, scatterà automaticamente un aumento retributivo calcolato sulla variazione dell’indice IPCA come anticipazione sui futuri incrementi salariali.
Infine il provvedimento affronta il tema dei rider e del lavoro gestito tramite piattaforme digitali. La norma stabilisce che, quando emergono forme di controllo o eterodirezione esercitate anche attraverso algoritmi, il rapporto di lavoro può essere considerato subordinato salvo prova contraria da parte dell’azienda.
Per i lavoratori autonomi vengono comunque rafforzate le tutele sulla sicurezza, con obblighi aggiuntivi anche sul fronte della formazione.

