BpER: sfiduciato il direttore Guidotti, verso la fine della Banca del Mezzogiorno?

Le sedi BpMezz di Matera e Crotone
Da ieri Domenico Guidotti, direttore del gruppo della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, non esercita più le sue funzioni. Lo ha reso noto lo stesso istituto di credito, con un laconico comunicato, senza specificarne le motivazioni. Difficile pensare che alla base vi sia la crisi diffusa del sistema bancario a livello internazionale: nonostante tutto, infatti, il gruppo ha retto meglio di altri. Più realistico, invece, è dare credito alle voci dell’ambiente che vedrebbero l’ormai ex-direttore sfiduciato dal Consiglio di Amministrazione. Sono le stesse che parlano anche di ispezioni di Bankitalia nella sede della Banca Popolare del Mezzogiorno, controllata dal gruppo emiliano. La Banca d’Italia e la Consob, in pratica, chiedono maggiore chiarezza sull’Ops, ovvero l’Offerta pubblica di scambio, avviata nelle scorse settimane tra le azioni della Banca Popolare del Mezzogiorno e quelle della Banca Popolare dell’Emilia. Uno scambio vantaggioso in termini prettamente numerici, ma anche finanziari, visto che le azioni emiliane, a differenza di quelle meridionali, sono quotate in borsa. Ma è vantaggioso tanto per gli azionisti quanto per i vertici emiliani, come vedremo in fondo. Tali notizie arrivano a poco più di un anno dal polverone creato dal trasferimento della direzione di BpMezz da Matera a Crotone, definita come “una spoliazione decisionale della città dei Sassi”. Ci furono reazioni sindacali e istituzionali forti in ambito materano, cui i vertici romagnoli risposero in una fredda e poco rassicurante conferenza stampa nella quale assicurarono ad azionisti e clienti che Matera avrebbe comunque conservato un ruolo centrale e fondante nella gestione. La questione, poco dopo, era stata completamente dimenticata fino a ieri, quando è arrivata la notizia della deposizione dell’incarico di Guidotti. L’Ops in corso, infatti, sa tanto di smembramento azionario della Banca Popolare del Mezzogiorno, a vantaggio di un ulteriore, e definitivo accentramento, questa volta non verso la Calabria, come avvenuto lo scorso anno, bensì al Nord, in Emilia Romagna, sede del gruppo madre. Ipotesi possibile che al momento resta tale ma, come già paventato da più parti nel corso degli ultimi anni, chi ci rimette è il materano, inteso come utente bancario, che si vede ulteriormente privato di un rapporto fiduciario e personale con l’istituto di credito, tipico della banca territoriale. Una vuoto che, nei prossimi mesi, potrebbe essere colmato dalla costituenda Banca di Matera Credito cooperativo. Si parla di un’entrata a regime di quest’ultimo istituto di credito tra la fine del 2012 e quella del 2013.

