Arrestato il presunto omicida di via Gagarin

via Gagarin

MATERA – Sono giunte probabilmente ad un punto di svolta definitivo le indagini sul duplice omicidio provocato dalla sparatoria di via Gagarin, avvenuta il 27 giugno scorso, a Matera, che ha portato alla morte di due giovani, il rumeno ventisettenne Daniel Iliescu ed il materano ventiseienne Francesco Di Cuia. I Carabinieri, la notte scorsa, hanno tratto in arresto Domenico Martino, pregiudicato cittadino classe 1959, su ordinanza del GIP, Roberto Scillitani, confermata dal Tribunale del Riesame, con le accuse di concorso in duplice omicidio, possesso illegale d’arma ed esplosione di colpi di arma da fuoco. L’ordinanza di custodia cautelare giunge a tre mesi dalla sera in cui avvenne il fatto e dalle indagini avviate con il PM, Annunziata Cazzetta, trascorse tra interrogatori di testimoni vicini alle vittime e relativi incroci degli stessi, a volte anche difficili e contradditori. Si parla di “concorso” perché dal giorno successivo all’episodio si trova recluso nel carcere di Melfi, con questa accusa, un giovane marocchino di 31 anni, Isham Mohad, primo indiziato del delitto, che ora dovrà chiarire la sua posizione, che potrebbe anche risolversi in quella di testimone involontario o tramite dell’incontro. La sparatoria, infatti, stando a quanto ricostruito con le indagini, dovrebbe essere scaturita da un diverbio per gelosia, sorto tra Martino e Iliescu, nella zona tra via Gagarin e piazza della Visitazione, all’epoca occupata da un luna park per l’imminente festa della Bruna. Alla base della lite finita in tragedia ci sarebbero questioni sentimentali legate ad una donna materana, al centro di una situazione definita di “sovraffollamento sentimentale”, in passato legata a Martino e che avrebbe avuto anche una relazione con Iliescu. Si prospetta solo come sfondo delle vicende delle persone coinvolte, quindi, l’uso degli stupefacenti, inizialmente indicato come movente. Una reazione di Iliescu avrebbe innescato quella di Martino che, secondo l’accusa, avrebbe esploso tre colpi di pistola calibro 7,65, uno a bruciapelo al rumeno, il secondo a Di Cuia, testimone scomodo del fatto, l’ultimo nuovamente ad Iliescu. Il fragore dei colpi esplosi, tra l’altro, sarebbe stato coperto dalla musica proveniente dalle giostre vicine. L’arma, però, anche a causa del lungo tempo trascorso dai fatti, non è stata ritrovata, nonostante i Carabinieri abbiano effettuato diverse perquisizioni. Di Cuia morì nell’ospedale di San Giovanni Rotondo il giorno dopo il ferimento; Iliescu nell’ospedale di Potenza il 30 giugno.