Chiaromonte, la sfida per Capitale italiana del Libro 2027 passa da “Le trame di Calliope”

A Roma l’audizione della sindaca Valentina Viola: “La lettura può diventare uno strumento di cura, inclusione e partecipazione”

È nelle pagine dei libri che Chiaromonte cerca una nuova trama per il futuro della sua comunità. Oggi, a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, l’audizione davanti alla giuria per il titolo di Capitale italiana del Libro 2027. Il comune lucano è tra i sette finalisti e ha presentato il progetto “Le trame di Calliope”.

Ad accompagnare la candidatura, la sindaca Valentina Viola. “Quale posto vogliamo dare ai libri nella vita delle nostre comunità?”, la domanda posta alla giuria. La risposta di Chiaromonte passa dalla sua vocazione all’accoglienza e dalla presenza sul territorio di centri sanitari dedicati ai disturbi alimentari, alla riabilitazione oncologica e all’autismo.

La lettura, nella visione del progetto, diventa così uno strumento per riconoscere le fragilità e creare spazi di incontro. L’obiettivo è portare i libri nei centri di cura, nelle piazze e nei quartieri, ma anche nelle aree rurali, attraverso biblioteche diffuse e mobili. Previste inoltre audiolibri, testi in braille e ad alta leggibilità, per rendere l’accesso alla lettura il più ampio possibile.

“Significa creare le condizioni perché ciascuno possa incontrare un libro, comprenderlo, condividerlo”, ha sottolineato Viola, perché distanza, disabilità o difficoltà economiche non diventino forme di esclusione.

Chiaromonte parte da un percorso già avviato: la qualifica di Città che legge, il Patto locale per la lettura del Lagonegrese, la biblioteca comunale Giovanni Percoco e una rete di biblioteche di scambio.

Nel programma anche il festival “L’eleggere cura”, con scrittori, professionisti della salute, educatori e lettori, e la trasformazione dell’ex scuola elementare in un luogo dedicato alla lettura e al benessere.

Un passaggio particolare del discorso ha riguardato anche la storia del paese e il rapporto con gli studi dell’antropologo Edward Banfield, che negli anni Cinquanta indicò Chiaromonte, con il nome di “Montegrano”, come esempio di familismo amorale.

Per Viola, quei decenni raccontano un percorso diverso: da comunità descritta attraverso la chiusura dei legami a comunità che oggi punta su collaborazione, fiducia e bene comune. E proprio per valorizzare le esperienze individuali, il progetto prevede di concludere il 2027 con una biblioteca vivente, nella quale saranno le persone a raccontare le proprie storie.

Chiaromonte è in finale insieme a Iglesias, Monreale, Nuoro, Pomigliano d’Arco, Teramo e Treviso. La decisione arriverà dopo le audizioni in programma tra oggi e domani al Ministero della Cultura.