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Rotta del Golfo, il blocco di Hormuz mette a rischio le scorte dei farmaci

  • Non è solo una questione di petrolio. Lo Stretto di Hormuz non è solo un braccio di mare. E’ il simbolo di una sovranità sanitaria che si sta lentamente perdendo. E’ il campanello d’allarme che suona per la seconda volta, dopo quello della pandemia del 2020. Mentre le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz raggiungono i massimi storici, l’allarme si sposta dai distributori di benzina agli armadietti dei medicinali. Lo stretto, lungo il quale transita circa il 20% del commercio marittimo globale, è diventato il nuovo “collo di bottiglia” che rischia di svuotare le farmacie europee.

    Se i farmaci “comuni” viaggiano via nave, i farmaci salvavita di nuova generazione (oncologici, immunoterapici, vaccini) volano. Gli hub aeroportuali del Golfo, come Dubai e Doha, sono i centri nevralgici della logistica a freddo mondiale.
    ​Con lo spazio aereo parzialmente interdetto o congestionato dalle rotte militari, la capacità di trasporto per i medicinali che richiedono la catena del freddo è diminuita drasticamente.
    Il rischio non è solo il ritardo, ma l’interruzione della continuità terapeutica per pazienti cronici o oncologici.
    La crisi colpisce anche il packaging e la diagnostica
    ​​Siamo di fronte a una tempesta perfetta?
    Non c’è una carenza di molecole, c’è una carenza di percorsi sicuri per farle arrivare a destinazione. Se la crisi dovesse protrarsi oltre l’estate, il sistema delle scorte di sicurezza potrebbe non essere più sufficiente. Cosa possono fare i cittadini?

     

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