Possibili dissidi o rancori personali dietro l’omicidio del personal trainer foggiano

Una possibile vendetta, un omicidio, magari, chissà, per far pagare a Dino qualcosa che non avrebbe commesso, o che sia stata fraintesa o letta male, o vista, ma che dal suo assassino gli sarebbe stato imputata.
Secondo indiscrezioni, ancora da confermare, potrebbe esserci un fatto, un rancore, un dissidio personale dietro l’uccisione del personale trainer Annibale Carta, per tutti Dino, avvenuta la sera di lunedi in via Caracciolo a Foggia.
In queste ore è sottoposto ad interrogatorio fiume un uomo fermato che potrebbe essere proprio l’autore dell’agguato.
Un uomo col cappuccio, fuggito in bicicletta, e ripreso dalle telecamere di video sorveglianza della zona.
Quello di Dino, 42 anni, sposato, due figlie, professionista serissimo in una palestra alla periferia di Foggia, volontario assiduo della comunità della centralissima parrocchia di San Francesco Saverio, è apparso a tutti, subito, un dramma inspiegabile.
La sua vita è stata setacciata dagli investigatori, i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Mongelli, hanno ascoltato per ore familiari e parenti alla ricerca di qualcosa che potesse giustificare l’appostamento, l’agguato, i quattro colpi mortali sparati dal killer nel fianco di Dino.
Un omicidio che ha suscitato sgomento, incredulità, dolore, rabbia nel capoluogo dauno che ha subissato Sara, la moglie di Dino, la sua famiglia di solidarietà e vicinanza.
Famiglia, che tramite i legale Vaira, ha lanciato un appello: “Chi sa qualcosa si confidi con i Carabinieri, aiuti a fare giustizia. E che non si spengano i riflettori su un fatto terribile e ingiusto”.