C’è l’ombra di un possibile omicidio nell’inchiesta sulla gang degli assalti ai bancomat
C’è l’ombra di un omicidio che aleggia sull’inchiesta che ha sgominato una gang di ventenni della provincia di Foggia, ritenuti responsabili degli assalti e dei furti ai bancomat e agli ATM.
È quello di Faik (senovsky, macedone, 27 anni, sequestrato, picchiato brutalmente, investito e schiacciato da un’auto e rinvenuto senza vita dopo quattro giorni a Borgo Mezzanone, comune a pochi chilometri da Foggia.
Dove c’è il ghetto dell’ex pista.
Nella lente d’ingrandimento di Roberta Bray, sostituto della Procura foggiana, che coordina le indagini che hanno portato all’emissione di cinque ordinanze nelle ultime ore e a cui si collega l’altra inchiesta, sempre per gli assalti gli ATM, partita nel 2023, c’è la possibile amicizia tra la vittima ed il capo del clan che ha imperversato scardinando e facendo esplodere i bancomat con la tecnica della marmotta in tutta Italia.
Ottanta furti con esplosivo in Puglia (la gang aveva proprio a Borgo Mezzanone e a Carapelle la base operativa), Campania, Lombardia, Piemonte, Basilicata.
Uno scontro per debiti o spartizioni di danaro, dietro il delitto?
Intanto per i giovani, tutti tra i venti ed i ventisei anni, ritenuti autori degli assalti ai bancomat l’accusa è di associazione a delinquere, furto, riciclaggio.
Giovanni, pericolosissimi, con una rete di collaboratori pronti a rubare auto, preparare l’esplosivo, garantire la fuga dopo i colpi.
E a dividersi centinaia di miglia di euro frutto degli assalti.

