Calcio: scontri tra tifosi di Bari-Lecce, Daspo per 17

Non potranno partecipare a gare e incontri di calcio per un periodo che va da due a sei anni: questo il risultato degli scontri sulla A16 del 23 febbraio 2020 per 17 ultrà di Bari e Lecce. I provvedimenti di Daspo, 17 in tutto di cui 12 con obbligo di firma, sono stati emessi dal Questore di Foggia a carico dei facinorosi che in quell’occasione diedero alle fiamme anche alcuni pulmini. Gli ultrà, infatti, si incontrarono proprio in autostrada, bloccando per ore il traffico e una carreggiata della A16 tra Cerignola e Candela. Durante gli scontri non solo diedero vita a una violenta rissa ma accesero fumogeni, che causarono l’incendio su alcuni dei mini bus degli ultrà leccesi.

Intanto sulle recenti minacce rivolte ai giocatori del Bari, il presidente della Lega pro Francescoi Ghirelli ha parlato di atto criminale. “Questo episodio – ha dichiarato Ghirelli – non ha nulla a che vedere con il calcio. Non è giusto che un atto violento e criminale debba rovinare l’armonia intorno a quello che è pur sempre un gioco”. Voglio davvero sperare che questo resti un episodio isolato, che il presidente De Laurentiis e i calciatori del Bari possano proseguire il campionato – ha concluso Ghirelli – in un clima di serenità e sicurezza”. Lo striscione intimidatorio e la testa di maiale mozzata, contestazione di una parte della tifoseria biancorossa, ha scosso anche il sindaco dfi Bari Antonio Decaro. “Sono un tifoso appassionato e sono il sindaco di questa città – le parole di Decaro – “Per questo sono il primo ad essere deluso e amareggiato dai risultati della squadra. Ma nessuna delusione, nemmeno la più cocente – ha evidenziato Decaro -, può giustificare una protesta scomposta, volgare, con una simbologia intimidatoria, come quella messa in atto da alcuni tifosi”. Per il sindaco di Bari, l’episodio è da biasimare perché del tutto controproducente in quanto – conclude Decaro – fa passare dalla parte del torto anche la grande maggioranza dei tifosi baresi e la loro protesta veemente, ma civile, offrendo un comodo alibi a coloro verso i quali questa protesta è indirizzata”.