L’Ordine dei Geologi della Puglia è intervenuto con un articolato comunicato stampa per lanciare un fermo allarme in merito alle gravi conseguenze del vasto incendio che sta devastando il Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Secondo le prime stime tecniche, il rogo ha già percorso circa 500 ettari di territorio compresi tra i Comuni di Gravina in Puglia, Poggiorsini e Corato, inghiottendo ampie porzioni di bosco, pascoli, macchia mediterranea e colture agricole, oltre a interessare aree militari quali l’ex polveriera e il poligono di tiro. Le complesse operazioni di spegnimento e bonifica vedono impegnate ben 12 squadre dei Vigili del Fuoco, affiancate dalla colonna mobile AIB della Protezione Civile del Molise, 3 Canadair e 2 elicotteri, fortemente ostacolate dalle raffiche di vento.
Nella nota ufficiale, l’Ordine professionale punta i riflettori sull’impatto tecnico e geologico che l’incendio avrà sul territorio nei mesi a venire. La distruzione del manto vegetale riduce infatti drasticamente la coesione superficiale del suolo, innescando un processo di erosione accelerata e compromettendo la capacità drenante dei terreni. I geologi avvertono che, con l’arrivo delle prime precipitazioni autunnali ad alta intensità, il rischio di frane superficiali, colate di fango, detriti e alluvioni aumenterà in modo esponenziale. Per evitare che all’emergenza ambientale si aggiunga una crisi idrogeologica, l’Ordine sollecita gli enti regionali e locali a varare un piano straordinario di valutazione post-incendio — con mappatura delle aree colpite e analisi di stabilità dei versanti — unitamente a un programma pluriennale di prevenzione forestale, offrendo la totale disponibilità delle proprie competenze scientifiche per sostenere le amministrazioni coinvolte.
Nell’intervento contenuto nel comunicato, il presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia Giovanni Caputo ha dichiarato: «Secondo le prime stime, sono stati percorsi dalle fiamme circa 500 ettari di vegetazione, con coinvolgimento anche di zone militari. La combustione della copertura vegetale riduce la coesione del suolo e nei mesi successivi si potrebbe registrare un incremento del rischio di frane superficiali, colate detritiche e alluvioni, soprattutto in caso di eventi piovosi intensi. Esprimiamo profonda preoccupazione per l’entità del danno e vicinanza alle popolazioni e agli operatori colpiti, ringraziando i soccorritori. Il fuoco cancella in poche ore ciò che la natura e il lavoro dell’uomo hanno costruito in decenni: dopo l’emergenza è fondamentale non limitarsi a spegnere le fiamme, ma avviare subito un percorso strutturato di ricostruzione ecologica e messa in sicurezza del territorio. L’Ordine dei Geologi della Puglia si rende disponibile a collaborare con la Regione Puglia, con gli enti gestori del Parco e con i Comuni per supportare la fase di valutazione e pianificazione degli interventi».
