Ex Ilva, Legambiente spinge sulla Valutazione di Impatto Sanitario: “Improcastinabile”

Ex Ilva: dopo l’incontro della 9ª Commissione Industria al Senato, Legambiente Taranto ha proposto due emendamenti, sollecitando l’adozione di una Valutazione d’Impatto Sanitario. L’organizzazione evidenzia come sia paradossale l’assenza di tale valutazione in un sito di rilevanza nazionale, specialmente dopo due condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e di fronte all’incremento dei livelli di benzene.

La Valutazione dell’Impatto Sanitario dell’ex Ilva sia obbligatoria. E sia attuata entro 90 giorni dalla pubblicazione dell’ultimo decreto del 18 gennaio. Lo chiede Legambiente con due emendamenti presentati dopo l’audizione in IX Commissione Industria in Senato. Le concentrazioni di benzene al quartiere Tamburi, lo rileva l’Arpa, aumentano nonostante la produzione ai minimi storici con 3 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Per Legambiente non è solo un campanello d’allarme ma una “sirena che segnala un pericolo grave cui bisogna dare risposte immediate”. La Valutazione dell’Impatto Sanitario si deve dunque assolutamente prevedere. “Non è una nostra invenzione – evidenzia Legambiente – la legislazione italiana la prevede già per una serie di impianti”, come centrali termiche, i grandi impianti di combustione, gli impianti di raffinazione, gassificazione, liquefazione e, lo dice la legge, laddove sussista grave serio pericolo per la salute pubblica. Paradossale, spiega Legambiente, che non ci sia per Acciaierie d’Italia, definito “impianto di interesse strategico nazionale” ma escluso dall’elenco degli impianti per i quali la Valutazione di Impatto Sanitario è prevista nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale. Nel 2019 inoltre, in una prima sentenza di condanna del Governo italiano, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affermato «che il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione che vive nell’area a rischio» evidenziando l’omessa adozione di «tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti» condannando di nuovo lo Stato, per lo stesso motivo, nel 2022.