Accordo compensazioni con ENI e Shell, Legambiente Basilicata: altro che svolta epocale

All’indomani della firma dell’accordo tra Regione, Eni e Shell interviene Legambiente: “la Basilicata va a tutto gas, ma nella direzione sbagliata. Altro che svolta epocale”

Solo una soluzione tampone, non un reale modello di sostenibilità ambientale. Così Legambiente Basilicata, all’indomani della firma del protocollo tra Regione, Eni e Shell sulle misure compensative per la concessione Val d’Agri. Nessuna svolta epocale, come ha detto Bardi. Anzi. Per l’associazione ambientalista bisogna chiedersi cosa cambierà ora, e fino al 2029, data di chiusura della proroga di concessione di coltivazione di idrocarburi. “L’Accordo – sottolinea Antonio Lanorte, Presidente Legambiente Basilicata – frutterà alla Basilicata, fino al 2029, circa 500 milioni di euro, di cui quasi 190 saranno per il finanziamento di progetti di sviluppo sostenibile. In aggiunta, gli Accordi prevedono che alla Basilicata saranno consegnati 160 milioni di metri cubi di gas all’anno. La Regione – per Legambiente – ha preso la strada più facile, cioè utilizzare tale opportunità di gas naturale gratis per garantire riduzioni sulla bolletta energetica dei lucani. Ma una misura di questo tipo – prosegue Lanorte – pur sollecitata dai rincari dei costi energetici dell’ultimo anno, rappresenta un disincentivo verso soluzioni più strutturali di lotta alla povertà energetica e alle bollette esorbitanti”. Ci si aspettava insomma “non solo sostegni temporanei ,che rischiano di vincolarci pericolosamente ad una fonte fossile, ma una soluzione più definitiva”. “Quanto ai 190 milioni per i progetti di sviluppo, quasi la metà – spiega Legambiente – saranno destinati a progetti promossi e realizzati da Eni e Shell, che peraltro curiosamente avvertono che “nessuna disposizione dell’Accordo Progetti di Sviluppo potrà essere intesa nel senso di limitare o incidere sul diritto dei Contitolari (Eni e Shell appunto) ad accedere agli idrocarburi nei limiti di quanto stabilito in Concessione”. Rimane infine il tema dello sviluppo delle attività economiche “no oil”. E resta pure una domanda: “E’ possibile ipotizzare dopo il 2029 uno scenario oltre il fossile?”. A quanto pare la “Basilicata va a tutto gas. Ma nella direzione sbagliata”