Matera, impianto Biogas La Martella: prosegue il dibattito. Lanciata una petizione

Resta alta la guardia dei cittadini de La Martella. E’ forte e chiara la contrarietà all’impianto di biogas nell’area della discarica, per il trattamento della frazione umida.

In attesa del prossimo Consiglio comunale dove sarà portata la proposta licenziata nelle Commissioni, si susseguono comunicati con informazioni diverse e confuse che approvano o meno il progetto. E soprattutto non sono ancora chiari i tempi dei lavori di bonifica della discarica, affidati a Invitalia con il coordinamento di un Commissario in Regione.

Intanto il Comitato Quaroni, ricevuto dal sindaco sabato scorso, non si ferma e lancia una petizione online chiedendo l’immediato ritiro della proposta nei pressi di un borgo da 30 anni segnato da varie vicissitudini legate proprio alla vicinanza con la discarica. Ultimo in ordine di tempo l’incendio del 4 agosto scorso.

Tra le prese di posizione, si segnala oggi quella di Europa Verde che pur ribadendo “come gli impianti di ultima generazione di biodigestione anaerobica con produzione di biogas e compost siano sicuri per la salute ed eccellenti esempi di economia circolare” ritiene doveroso realizzare il progetto in un’area diversa da La Martella , luogo dove il pregiudizio e l’incuria trentennale hanno prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti.

Sulla questione è giunta la nota anche del Partito Socialista. Per prima cosa – è scritto – il “ brutto pasticciaccio” dell’impianto di La Martella riassume in se tutti i fallimenti degli ultimi 20/30anni di programmazione regionale , provinciale e cittadina, fatta di impianti nati per l’umido o per “avanzate tecnologie di selezione dei rifiuti”, che hanno finito nel migliore dei casi per accogliere i rifiuti “tal quale”, smentendo le tante rassicurazioni date ai cittadini. “Occorre evitare che la “toppa sia peggio del buco”, pertanto è opportuno e necessario che nuovi indirizzi del Consiglio contengano un chiaro limite dimensionale ad impianti di questo tipo, limite che ragionevolmente dovrebbe coincidere al massimo con la quantità di umido prodotto dal sub ambito di cui Matera fa parte”.

“Tenere chiuso l’impianto costa quasi 1 milione di euro l’anno – sottolinea il segretario cittadino Tantone – e sarà cosi per i prossimi 25 anni anche a seguito del progetto di bonifica, pertanto per la sicurezza dei cittadini risulta sicuramente preferibile realizzare progetti di economia circolare, che non si esauriscono nel biogas, che implicano la presenza costante in sito di personale ed aziende che si occupino di trattare il percolato, del monitoraggio e dei controlli ambientali, invece di “chiudere e buttare la chiave”, perchè le vasche di rifiuti non scompariranno a prescindere da cosa si decide di fare nei capannoni attualmente vuoti.