Pitesai, Ambientalisti: verso riavvio trivelle, ma il Ministero smentisce “è un falso allarme”

Cingolani “Non si possono aprire nuove trivelle. E’ un falso allarme. Avevo promesso un piano in otto mesi, dopo che per tre anni era rimasto tutto fermo, ed il 30 settembre è stato consegnato in Conferenza Unificata delle Regioni. Nessun ritardo, il Ministero ha finito, ora tocca alle Regioni”.

Gli ambientalisti in allarme proprio nei giorni in cui a Milano si svolge la PreCop26, per il presunto messaggio pro-fossili del Ministero della Transizione ecologica, definito “inaccettabile”.

In assenza dell’adozione del PiTESAI, il cosiddetto Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, entro il 30 settembre dicono (Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia) “si sono rimessi in moto i procedimenti autorizzativi vecchi e nuovi (compresi quelli di Valutazione di Impatto Ambientale) per la prospezione e ricerca degli idrocarburi, che erano stati sospesi sino a fine settembre e che ricominceranno a minacciare circa 91mila chilometri quadrati di mare e 26mila kmq sulla terraferma”.

Ciò comporta per le sole attività a mare, come ricordano le tre associazioni sulla base dei dati riportati nella stessa proposta di PiTESAI, che riparta l’iter per diverse istanze, tra cui almeno 10 nelle coste di fronte la Puglia, e 3 nel Golfo di Taranto, 20 permessi di ricerca che erano stati congelati in attesa dell’approvazione del piano e che coinvolgono, anche in questo caso 4 aree marine di fronte le coste Pugliesi. Sulla terraferma invece tra le 56 le istanze totali (di cui 50 per permessi di ricerca) ci sono anche quelle che riguardano il territorio della, Basilicata.

Il ministero dal canto suo dice che nessuna nuova attività di ricerca e di trivellazione di idrocarburi sarà autorizzata prima dell’approvazione definitiva del piano nazionale in materia (sempre il Pitesai). Questo anche perchè le stesse aziende non vogliono rischiare di cercare gas dove non potranno estrarlo.

Il Mite, ministero della Transizione ecologica, dice che ci vorranno almeno un paio di mesi per approvare definitivamente il documento in Conferenza unificata Stato-Regioni. Tra l’altro secondo fonti ministeriali il Pitesai non doveva essere approvato definitivamente il 30 settembre, come sostengono le ONG ma solo trasmesso dal Mite alla Conferenza Unificata Stato Regioni. Cosa che il Mite ha fatto regolarmente entro i termini temporali previsti.

A questo punto, spetta alle Regioni fare le loro integrazioni al Piano. Dopodichè, il documento verrà approvato definitivamente in Conferenza unificata, cosa che richiederà almeno due mesi.

La moratoria alle nuove autorizzazioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi, decisa dal Ministero della Transizione ecologica in attesa dell’approvazione del Pitesai, rimane in vigore, e il Ministero non autorizzerà nessuna nuova attività. Quelle già autorizzate in precedenza non partiranno comunque, perché nessuna società (a parere del Mite) rischierà di investire in giacimenti senza la certezza che il Pitesai permetta poi il loro sfruttamento.