Allarme incendi, Cia Puglia: “Prodotti bruciati e animali assetati, caldo e siccità mettono ko l’agricoltura”

Il settore agricolo in Puglia è stato messo al tappeto da questi ultimi due mesi, caratterizzati da siccità e temperature elevate. Tra i più caldi degli ultimi 50 anni, gli ultimi giorni hanno fatto registrare situazioni preoccupanti, in particolare in alcune aziende zootecniche e agricole della regione, costrette ad accollarsi spese suppletive per l’approvvigionamento idrico, per tutelare la buona salute degli animali e non far bruciare le colture. “Di fronte a una situazione di drastica emergenza, crediamo siano necessarie misure altrettanto straordinarie – ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia – Riteniamo debbano essere eliminate fino a data da destinarsi le sanzioni previste per l’emungimento di acque sotterranee. Si tratterebbe di un provvedimento necessariamente temporaneo, ma urgente”. Una proposta che l’associazione nei giorni scorsi ha già illustrato al governatore Emiliano e all’assessore al ramo, Donato Pentassuglia. “Il caldo torrido mette a repentaglio le coltivazioni, evidenzia ancora Carrabba, ma a soffrire molto sono anche gli animali nelle masserie dove mucche, bufale e capre ad esempio, stanno producendo molto meno latte. Le alte temperature stanno moltiplicando i consumi idrici e conseguentemente i costi d’impresa. Nelle stalle, gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale arriva a bere il doppio dei litri di acqua rispetto ai periodi più freschi”. In funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per aiutare a sopportare meglio la calura, ma ciò rappresenta un aumento dei costi per i maggiori consumi di energia e di acqua che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere alle alte temperature. Situazione allarmante anche nelle campagne pugliesi, dove gli agricoltori sono costretti a ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni. In ogni provincia della Puglia, si moltiplicano le segnalazioni di disagi crescenti per aziende ormai allo stremo dal nord all’estremo sud della regione. A peggiorare la già drammatica situazione, gli incendi che hanno colpito il territorio negli ultimi mesi e che non hanno risparmiato alcun territorio e nessuna coltura: dagli agrumi del Tarantino alle ciliegie nel Barese, dai pomodori nel Foggiano ai frutteti e ai prodotti orticoli della Bat, senza dimenticare i roghi devastanti che hanno incenerito campi, piante e colture nel Salento, mentre la siccità e il susseguirsi di eventi calamitosi non hanno risparmiato nemmeno il Brindisino. Una condizione i cui effetti negativi si risentono doppiamente in particolare nel Salento, già inaridito dalla Xylella.