Ex Ilva, Peacelink denuncia la qualità dell’aria di Taranto: “Non rispetta limiti Oms”

Marescotti: “Studi predittivi indicano un rischio cancerogeno inaccettabile”

Ci sono tre vie nel quartiere Tamburi di Taranto, via Orsini, via Machiavelli e via Alto Adige, in cui l’aria risulta particolarmente inquinata. Lì infatti, a 6 chilometri dall’ex Ilva, si trovano le centraline Arpa per il monitoraggio dell’aria, i cui dati poi vengono elaborati con il software Omniscope. Secondo gli ultimi dati emersi “l’aria di Taranto non rispetta i limiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

A denunciarlo è Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, il quale chiarisce che dalle analisi emerge un superamento degli standard internazionali relativi alle polveri sottili, il PM2.5 e il il PM10, e al biossido di azoto. Per l’Oms infatti il PM2.5 non deve eccedere 10 microgrammi a metro cubo come media annuale, il PM10 non deve eccedere i 20 e il biossido di azoto deve rientrare nei limiti dei 40 microgrammi a metro cubo. Dal report si evince che la media annuale del PM2.5 è risultata di 16.10 nella centralina di via Orsini, di 12.08 in quella di via Machiavelli e di 11.65 in via Alto Adige. Lo stesso vale per il PM10, ben oltre la soglia limite, anche di 10 microgrammi a metro cubo, come registrato dalla centralina in via Orsini. Di fronte “al fatto – dichiara Marescotti – che tutti gli studi predittivi indicano un rischio cancerogeno inaccettabile per l’ex Ilva e che i dati dell’anagrafe comunale evidenziano eccessi di mortalità anche recenti nei tre quartieri più vicini al polo industriale se confrontati con quelli più lontani, emerge la necessità di reclamare aria pulita, in particolare per i bambini di Taranto, conforme a ciò che è richiesto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”.