Distefano (CIA Agricoltori): in una settimana un milione di metri cubi di acqua in meno negli invasi lucani

“La desertificazione, causata da condizioni climatiche ma anche antropiche, rappresenta l’ultimo stadio di degrado del suolo con conseguente perdita di produttività che comporta l’impossibilità di gestire economicamente attività di agricoltura, silvicoltura e zootecnia”.

Ad affermarlo è Donato Distefano, vice presidente nazionale ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Impianti Irrigui) e direttore Cia-Agricoltori Potenza-Matera per il quale la siccità è il segno più evidente della desertificazione.

“Al via della stagione irrigua, è finito il periodo di accumulo idrico per gli invasi della Basilicata” – secondo l’analisi dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche – “con 1 milione di metri cubi in meno in una settimana (l’anno scorso, a causa dell’assenza di precipitazioni, furono quasi 4 milioni in meno). L’andamento climatico sta spingendo zone interne di diverse regioni del Sud, nonchè aree del siracusano in Sicilia, verso la desertificazione. L’indicatore di siccità CDI dell’Osservatorio combina tre indicatori: il confronto tra le precipitazioni attuali e quelle degli anni passati nello stesso periodo, l’anomalia di umidità del suolo e la valutazione dell’impatto della siccità sulla vegetazione”.

In Basilicata nelle aree interessate dal fenomeno dei cambiamenti climatici e di pratiche agronomiche forzate il rischio desertificazione coinvolge il 55 per cento dell’intero territorio.

Distefano evidenzia che “in un solo decennio la superficie agricola investita nella nostra regione è diminuita di 64.611 ettari, pari al 12% in meno. Come imprese agricole”  afferma Distefano “ribadiamo che il suolo va difeso e fertilizzato naturalmente, un suolo fertile mantiene l’acqua e l’agricoltore custode impegnato nella tutela della biosfera e della biodiversità è il primo a farsi carico di questa esigenza senza la quale è impensabile di nutrire il pianeta. A questo operare è di essenziale supporto la ricerca. Il nostro ruolo come organizzazioni agricole è proprio questo: stimolare e contribuire alla ricerca e trasferire innovazioni e conoscenze alla aziende di produttori dei campi. Tuttavia questo è possibile se accanto alla sostenibilità ambientale che è il primo impegno dell’agricoltura mondiale si pone la questione della sostenibilità economica dell’impresa agricola. Senza la quale l’agricoltura non ha futuro”.

Il vice presidente nazionale ANBI continua: in tutto il Sud la stagione irrigua in corso inizia dunque senza certezze verso i mesi più caldi, soprattutto nel Metapontino; qui e in tutte le altre aree agricole, accanto ad un aumento della capacità d’invaso, è necessario investire nell’efficientamento delle reti idriche, promuovendo anche l’utilizzo di risorse idriche complementari come le acque reflue.

“Oltre ad un piano invasi sopratutto nelle Regioni del Sud che prevede la messa in sicurezza e efficientamento di quelli esistenti ed una rete di oltre 1000 di invasi minori con funzioni di accumulo oltre che compensazioni e laminazioni. Di qui la necessità ribadita dall’ANBI di finanziare, attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza, i progetti definitivi ed esecutivi, da realizzare, completare o bisognosi di manutenzione straordinaria, ricompresi nel Piano ANBI di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese.”