Ex Ilva, il Codacons chiede al Consiglio di Stato di fermare l’area a caldo: “Basta stragi”

“Il Consiglio di Stato deve mettere fine alla strage dell’Ilva fermando l’area a caldo e confermando la sentenza di primo grado del Tar che aveva dato ragione al Comune di Taranto”

Una strage senza fine, alla quale bisogna porre rimedio al più presto. È quanto chiede al Consiglio di Stato il Codacons, in riferimento agli incidenti all’interno dell’area a caldo dell’ex Ilva e delle conseguenze che l’attività degli impianti avrebbe sulla città e sulla vita dei tarantini. “Il Consiglio di Stato deve mettere fine alla strage dell’Ilva fermando l’area a caldo e confermando la sentenza di primo grado del Tar che aveva dato ragione al Comune di Taranto”, scrive l’associazione di consumatori in una nota. “Intanto – continua – due genitori di un bimbo morto a causa dell’inquinamento ambientale presentano ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo contro l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha sospeso lo spegnimento dell’area a caldo”. Nella nota si fa riferimento anche all’ultimo “grave incidente negli impianti”. Secondo la denuncia dell’Unione sindacale di base, “un incendio sarebbe scoppiato nei forni dello stabilimento, per fortuna senza provocare morti e feriti tra i lavoratori”. “Alla base del ricorso – precisa il Codacons – la mancata esecuzione da parte delle Autorità Italiane della precedente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sul caso Ilva, come confermato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che comporta la palese violazione dell’art. 46 della Convenzione. Secondo tale norma ‘Le Alte Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte sulle controversie nelle quali sono parti’. Ma non sarebbe l’unica norma non rispettata, secondo il Codacons. “La decisione provvisoria del Consiglio di Stato, – si legge nella stessa nota – viola anche l’art. 8 della Convenzione che disciplina il diritto al rispetto della ‘vita privata e familiare’, e segna la parola fine alla possibilità per i cittadini, gli enti esponenziali e quelli territoriali di poter imporre ad AMI di attuare tempestivamente interventi volti a ricondurre l’impianto entro un quadro di compatibilità ambientale. Continuando così – conclude il Codacons – a esporre la popolazione tarantina ai già acclarati gravissimi rischi di inquinamento derivanti dall’esercizio dell’impianto”.