Petrolgate, condanna Eni: “Segnale importante per tutela ambiente”

“Un segnale importante per la tutela dell’ambiente”. A dirlo la PM Triassi, a margine della sentenza di primo grado del processo Petrolgate, che ha condannato Eni e diverse persone sull’illecito smaltimento di rifiuti nel polo petrolifero lucano in Val d’Agri. La compagnia, intanto, annuncia ricorso.

“Un segnale importante per la tutela dell’ambiente, bisogna tutelare la libertà d’impresa, ma è necessaria che questa si svolga nel rispetto delle norme e nella tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente”. Così la PM Laura Triassi, a margine della sentenza di primo grado del processo Petrolgate presso il Tribunale di Potenza, che ha visto la società petrolifera Eni condannata per il traffico illecito di rifiuti nel Centro Olio di Viggiano.
Attualmente Procuratore capo a Nola, la Triassi ha seguito l’inchiesta nata nel 2016 sulle estrazioni di greggio lucane, dove l’accusa formulò responsabilità nello smaltimento dei rifiuti prodotti nel polo della Val d’Agri con risparmi per il cane a sei zampe di circa 44 mln di euro, cifra che dovrà ora essere risarcita escludendo i costi sostenuti nel frattempo per adeguare gli impianti.

Accolte in parte le richieste complessive a carico di 35 imputati. La sentenza letta dal presidente della sezione penale del tribunale, Rosario Baglioni, ha condannato sette persone – sei tra ex manager e dipendenti Eni, e un ex dipendente della Regione Basilicata – a pene comprese tra un anno e quattro mesi e due anni di reclusione, e all’interdizione di un anno dai pubblici uffici (con pena sospesa) per attività organizzata per il traffico di rifiuti, assolvendo 27 imputati, ed escludendo la responsabilità per nove società, assolte per mancanza di prova dell’illecito amministrativo.

Inflitto il risarcimento dei danni in favore di 270 parti civili, anche da parte della società, la quale “pur accogliendo favorevolmente – ha dichiarato in una nota – la pronuncia di assoluzione parziale rispetto all’ipotesi di reato di falsità ideologica in atto pubblico, al contempo non condivide il riconoscimento di responsabilità per la grave ipotesi di reato”. Rimarcate best practice internazionali ed ottemperanza dei dipendenti a quanto prescritto dalle autorizzazioni emesse dagli Enti competenti.