Deposito nazionale, Giunta lucana presenta il “Documento Unico delle osservazioni”

La Regione Basilicata ha inviato alla Sogin il “Documento Unico delle osservazioni” alla “Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee” ad ospitare il deposito dei rifiuti radioattivi” con cui si esprime “la totale contrarietà all’ipotesi di localizzazione” sul territorio lucano.

Il documento, inviato il 4 marzo scorso – tengono a sottolineare alla stampa, sia Rosa che Bardi – nei tempi previsti  è stato redatto dalla Regione in collaborazione con  istituzioni locali, e alcuni enti di ricerca.

In tutto, come specifica anche Giuseppe Galante, dirigente generale del Dipartimento Ambiente ed energia, sono arrivati un centinaio di contributi. Un coro di voci qualificate dunque, che ha formalizzato nel cosiddetto Dots (Documento unico delle osservazioni tecnico – scientifiche), un NO all’uniscono all’ipotesi di localizzazione del deposito sul territorio lucano, nei siti individuati dalla “Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee”.

Non si tratta di egoismo verso il Paese o sterile contrapposizione, dice il governatore Bardi “ma una posizione basata su accurati studi tecnici”.

Secondo quanto anticipato dai vertici della Regione nelle settimane passate il Documento della Sogin “è datato e poco credibile, e non recepisce gli strumenti di programmazione della Regione”.

Lo studio sarà disponibile anche sui siti istituzionali della Regione, e Gianni Rosa, responsabile in giunta per l’ambiente sembra ottimista quando dice che “Una lettura attenta, da parte della Sogin, del documento … dovrebbe portare automaticamente all’esclusione dei nostri territori dalla lista dei siti idonei”.

Poi rispondendo a una domanda l’assessore tiene a ribadire che “i posti di lavoro” e le ricadute economiche dirette ed indirette eventualmente prodotti dalla costruzione e messa in esercizio del deposito non rappresentano l’idea di sviluppo e crescita della giunta lucana. E questa è una scelta prima di tutto politica, assistita poi dagli studi che confermano la non idoneità delle aree regionali.