Riordino Arpab, consigliere Acito: “L’ente ha bisogno di una ristrutturazione razionale, snella”

Legge di riordino di Arpab (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale di Basilicata), intervento Consigliere regionale Enzo Acito. Di seguito la nota integrale:

L’ARPAB sarà a breve chiamata ad accogliere nuove funzioni per il raggiungimento, nel prossimo triennio, dei LEPTA (Livelli Essenziali delle Prestazioni Tecniche Ambientali), che costituiscono l’applicazione, in materia ambientale, del livello minimo, sia qualitativa che quantitativo, di prestazioni tecnico ambientali. Queste diverranno attuative a fronte dell’imminente approvazione del relativo decreto ministeriale.

La Riforma che il Consiglio Regionale di Basilicata ha approvato va nell’ottica di una omogeneità dei servizi, e di possibilità di fruizione degli stessi, che sia uguale in tutte le Agenzie per l’ambiente a livello nazionale, garantisca trasparenza e collegialità, anzi le potenzi e migliori, come vedremo, e metta l’ARPAB nella condizione di gestire i 97 LEPTA, con i relativi impegni effettivi e dettagli di monitoraggio, che le verranno assegnati a breve in virtù del decreto ministeriale citato.

La necessità del riordino risponde anche al fatto che la legge Regionale risaliva al 2015, era quindi precedente rispetto alla norma nazionale, legge 132 del 2016, alla quale si è reso necessario adeguare anche la Regione Basilicata.


Nel riordino è previsto che le tre sedi esistenti, di Matera, Potenza e Metaponto, siano potenziate e specializzate, per il raggiungimento dei livelli minimi definiti dal LEPTA e, se ritenuto necessario da esigenze di carattere ambientale, siano individuate ed aperte altre sedi regionali. Ciascuna si caratterizzerà per specializzazioni e competenze da spendere sull’intero territorio regionale. L’ente ha bisogno di una ristrutturazione
razionale, snella. Dobbiamo essere più attenti a valorizzare le specificità di ciascun centro, per evitare inutili ripetizioni e per valorizzare le singole peculiarità del territorio.

Per fare un esempio pratico, c’è un dato che io stesso ho portato all’attenzione, nelle passate audizioni ARPAB, e che riguarda il monitoraggio del 5G, laddove sono solo ARPAB e Ispra, sul nazionale, a poterci dare risposte. Risposte che io non ho ricevuto, ma dobbiamo considerare che, da qui a qualche mese, il tema delle frequenze del 5G interesserà tutta la Regione, quindi avere un monitoraggio dedicato potrà essere indispensabile, e sarà sicuramente utile che sia una sola delle tre sedi operative a trattare il dato in maniera specifica.

Un altro dei passaggi fondamentali della Riforma approvata punta sulla “democrazia dei dati”. Nello specifico, il sistema informativo ambientale regionale SIRA, che ad oggi non funziona! Vi invito a visitare il sito ARPAB, e verificare quanto le informazioni inserite nel sito siano poco utilizzabili. C’è una grandissima quantità di dati disponibili, ma proposti sotto forma di tabelle e non gestiti in modo da dare al fruitore dell’informazione una schermata dinamica ed “user friendly”, che elabori i dati e li renda disponibili e comprensibili. Se ad esempio volessi monitorare le emissioni in Val d’Agri, o l’inquinamento di un dato torrente o fiume, oggi dovrei scaricare le singole tabelle, e confrontare manualmente i singoli dati riportati. Il sistema informativo territoriale dovrebbe invece essere concepito in modo da dare immediata evidenza dei dati, anche in formato “dinamico”, fornendo ad esempio anche la variazione e l’andamento del dato negli anni.

Questa è trasparenza e coinvolgimento dei cittadini, che hanno il diritto di conoscere lo stato di salute del posto in cui vivono, ma non hanno avuto la possibilità di farlo, con gli strumenti che ARPAB ha messo a disposizione fino ad oggi.

Chiudo con un altro esempio pratico: nella sezione “Open Data” del sito, che risponde ad un obbligo di legge, ci sono inservibili tabelle, sulla qualità dell’aria i dati sono fermi a 2014, sul monitoraggio elettromagnetico non ci sono informazioni.

I cittadini devono essere messi in condizione di accedere e comprendere i dati, perché solo con la “democrazia dei dati” si può avere un’efficace azione di controllo ambientale.