ENI in Val d’Agri. Dopo la sospensione delle diffide del TAR la Regione ricorre al Consiglio di Stato

Due giorni fa il Tar ha confermato la sospensione delle diffide che la Regione Basilicata aveva fatto all’Eni relativamente all’uso di tre dei quattro serbatoi del centro oli Val d’Agri di Viggiano, la cui attività è stata sospesa dalla Regione stessa il 15 aprile scorso.

Le diffide avevano l’obiettivo di permettere all’Eni di usare solo il serbatoio dotato di un doppio fondo e di svuotare gli altri tre, che ne sono privi. Chiusura già disposta da ENI, nell’impianto infatti sono all’opera solo tecnici addetti alla manutenzione, mentre i pozzi dai quali si estrae il petrolio sono stati chiusi.

Sembra dunque scongiurata l’eventuale richiesta di risarcimento per lo stop imposto alla produzione di gas e petrolio temuta dalla Regione. L’ipotesi al momento in “standby” – secondo quanto riporta Leo Amato sul Quotidiano del Sud – almeno fino al prossimo confronto tra le varie parti in causa, fissato dopo il tavolo romano del 25 aprile scorso, tra il ministro all’ambiente Galletti e il presidente regionale Pittella, al 4 maggio prossimo nel quale saranno affrontati i temi relativi alla “caratterizzazione e bonifica delle aree e dell’innovazione tecnologica dell’impianto” mentre il successivo appuntamento, stavolta previsto a Potenza il 9 maggio è per una conferenza di servizi, che tra le altre cose farà un punto della situazione ambientale, sulla messa in sicurezza della contaminazione in particolare per scongiurare da possibili rischi l’invaso del Pertusillo.

Intanto arriva dalla regione Basilicata la notizia che Il presidente Pittella, d’intesa con l’assessore all’Ambiente, Pietrantuono, ha chiesto ai competenti uffici dell’Ente di predisporre gli atti necessari per impugnare dinanzi al Consiglio di Stato la sentenza emessa dal Tar per la Basilicata, pubblicata lo scorso 26 aprile.

Sentenza che secondo la Regione per quanto non produca alcun effetto nella vicenda legata alla chiusura del Centro Oli di Viggiano, atteso che l’attività del Cova risulta comunque sospesa per effetto di un’altra delibera della Giunta regionale (la n. 322/2017),  il Governo lucano ritiene di dover difendere, nelle sedi a ciò deputate, le ragioni poste alla base dell’atto amministrativo annullato dal Tar”.

In particolare, dice la Regione, non corrisponde al vero l’affermazione nella sentenza del TAR,  secondo la quale l’adozione degli atti impugnati dalla Regione sarebbe avvenuta “senza lo svolgimento di attività istruttoria, di accertamento o di proposta da parte dell’Arpab”.

A tal proposito, il Dipartimento Ambiente della Regione ha tenuto a puntualizzare che “le diffide sono state conseguenti ad una puntuale e approfondita attività di verifica e di accertamento espletata da tutti gli organi competenti, fra cui l’Arpab, da cui è emersa l’assoluta necessità di precludere l’utilizzo dei serbatoi privi dei doppi fondi, al fine di garantire la salvaguardia della salute pubblica e la tutela ambientale”.