Clima e Artico, UniSalento guida la ricerca sulle Svalbard in sinergia con i Carabinieri
L’Università del Salento guida una rilevante ricerca scientifica internazionale focalizzata sugli ecosistemi polari e sul loro adattamento al riscaldamento globale. Il progetto “Light, Time, Clock and Clime: seasonal and climate effects on Lepidurus arcticus”, finanziato dal Research Council of Norway e coordinato dal professor Vittorio Pasquali di UniSalento, studia le risposte biologiche delle specie artiche di fronte al disallineamento tra i cicli della luce e l’innalzamento delle temperature.
L’oggetto principale delle analisi è il Lepidurus arcticus, un crostaceo che popola i laghi e gli stagni temporanei delle isole Svalbard. Considerato una specie chiave dell’ecosistema e un fondamentale bioindicatore dei cambiamenti climatici, questo piccolo predatore regola i propri ritmi stagionali di dormienza e risveglio in base all’orologio biologico. L’incongruenza tra la regolarità del fotoperiodo e le repentine variazioni termiche sta alterando questi meccanismi, con ripercussioni a cascata sull’intera catena alimentare polare.
A supporto del team di ricerca guidato dall’ateneo leccese, che unisce università di Italia, Norvegia, Danimarca e Finlandia, vi è anche il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) dell’Arma dei Carabinieri. Il personale specializzato dell’Arma partecipa in veste tecnico-scientifica, fornendo supporto nelle rilevazioni chimico-fisiche delle acque, nel monitoraggio della fauna e nel campionamento dello zooplancton.
Il coordinamento di questa campagna rappresenta il coronamento di dodici anni di studi condotti da Pasquali nell’arcipelago artico, avviati nel 2014 presso la stazione “Dirigibile Italia” di Ny-Ålesund in collaborazione con il CNR.
“Studiare quando un organismo decide di fermarsi e quando decide di ripartire significa studiare il modo in cui la vita legge il tempo”, dichiara il professor Vittorio Pasquali. “Nell’Artico questa lettura sta diventando inaffidabile. Essere alla guida di una rete che mette insieme sei atenei di quattro Paesi conferma la capacità dell’Università del Salento di posizionarsi al centro della ricerca scientifica europea su uno degli ecosistemi in prima linea contro il cambio climatico”.







