Sanità, diagnosi precoce dell’Epatite C in ambulatorio: a Conversano parte il progetto “Control alt canc”

L’epatite C non più curata solo in ospedale, ma anche in ambulatorio con specialisti dedicati. Questa la nuova sfida della medicina territoriale della ASL di Bari che ha trovato nel distretto socio sanitario di Conversano un centro di riferimento per trattare le patologie del fegato, in particolare l’epatite C, sfruttando la forza di un esame predittivo che, attraverso un semplice test capillare al dito, permette di individuare gli anticorpi anti-HCV, e di intercettare quindi in tempi rapidi la malattia. Tre le parole chiave del progetto: prevenzione, diagnosi precoce e farmaci innovativi.

I dettagli del progetto di screening – Control alt Canc ideato dalla società Improve s.r.l. con il contributo di Gilead – sono stati forniti nel corso di una presentazione avvenuta nella sala convegni del PTA “F. Jaia” di Conversano. Il programma di prevenzione secondaria – che parte da un piccolo prelievo di sangue al dito – sarà esteso a tutta l’utenza che afferisce al distretto di Conversano, l’unico in Puglia ad avere un ambulatorio di epatologia itinerante tra i comuni di Polignano e Monopoli con possibilità prescrittiva dei nuovi farmaci antivirali ad azione diretta per l’epatite C. Il progetto, prevede la realizzazione, in un arco temporale di quattro mesi, di giornate esclusivamente dedicate al counselling e allo screening dell’epatite C. L’eliminazione delle epatiti virali è una sfida globale, una strategia ambiziosa dell’OMS che ha individuato il 2030 come l’anno in cui le morti e il numero di casi di infezione per queste malattie dovranno ridursi sensibilmente. A questo punta il percorso già avviato dall’ambulatorio di Medicina interna di Conversano diretto dal dottor Ernesto Agostinacchio. “Il test capillare – ha aggiunto il dottor Agostinacchio – ci permette di intercettare subito la patologia e raggiungere in tempi più rapidi l’obiettivo dell’eradicazione della stessa con la somministrazione di terapie innovative e risolutive finora sono stati già trattati 50 pazienti con una percentuale di guarigione del 98 per cento, e altri 60 sono stati arruolati per cominciare il trattamento”.