Denuncia del “CollettivodonneMatera”: difficile abortire a Matera e provincia

L’associazione “Collettivodonnematera” in una nota denuncia la difficoltà delle donne di Matera e provincia a ricorrere all’interruzione di gravidanza perchè il servizio non è garantito dalla Sanità materana.

Di seguito la nota integrale

In una società evoluta civilmente quando una donna decide di abortire lo fa attraverso un percorso in piena consapevolezza.

Nella città di Matera, invece, se chiami al numero del consultorio perché hai intenzione, o necessità, di abortire scopri che il servizio non è garantito e ti rimandano a Potenza.

È qui si innesca un altro problema, considerato che l’attuale zona arancione non ti consente gli spostamenti in altri comuni se non muniti di autocertificazione in cui occorre indicare il ‘motivo’ dello spostamento.

Tuttavia, la città di Matera, con la sua provincia, offre solo questa possibilità alle donne.

La 194/78, legge dello Stato che tutela la salute delle donne, ha 43 anni; è una legge ancora tollerata, in alcuni casi osteggiata, ma pur sempre legge dello Stato che riconosce e protegge il diritto delle donne che decidono di abortire.

In questi giorni, al Collettivodonnematera sono arrivate diverse segnalazioni relative all’impossibilità di ricorrere al servizio nella nostra Città da parte di donne che, pur credendo nella legge, hanno ricevuto il rifiuto dalla loro stessa comunità. E questo si è tradotto in sentimenti di angoscia oltre che di panico.

Il panico deriva dalla pressione di un carico emotivo difficile da gestire quando sai di dover fare una corsa contro il tempo per interrompere la gravidanza e contenere uno stress emotivo per eventuali controlli legati agli spostamenti.

Noi del Collettivodonnematera sappiamo anche che nella nostra città, per interrompere la gravidanza, era adottato il metodo farmacologico, attraverso la RU 486, per il quale non è previsto il ricovero e quindi utile, in questo tempo pandemico, a limitare il pericolo di contagio in ospedale e questo sempre, lo ricordiamo, secondo la legge.

Chiediamo le ragioni per le quali, le donne di Matera e provincia, debbano essere poste in queste condizioni di difficoltà, di disagio, di panico e di angoscia invece di essere garantite e tutelate in un loro/nostro diritto. Date una spiegazione.