Medico morto per Covid, il cordoglio di Minervini e presidente Ordine medici

Anelli: “Dedico a lui il concerto del 22 dicembre scorso”

Ha sconvolto la comunità molfettese e non solo. La scomparsa di Enrico Pansini, medico morto per Covid, è un ulteriore piaga dell’emergenza sanitaria in corso. Cardiologo, 69 anni, sportivo, è deceduto nella notte di San Silvestro al Policlinico di Bari. È il 276esimo dottore a cadere sul campo, il 97esimo di questa seconda ondata e primo del 2021.

“Ho conosciuto Enrico sin dai tempi della mia gioventù”. Sono queste le parole delicate e colme di dolore che arrivano dal sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini. “Nel rispetto del sacrificio del dottor Pansini – afferma il sindaco – chiedo a tutti i molfettesi di dimostrare la propria responsabilità seguendo tutte le normative anti-Covid: evitiamo ogni tipo di assembramento e usiamo sempre la mascherina”. Tante le persone che in queste ore si stanno stringendo intorno alla famiglia Pansini. Un altro sentito ricordo del cardiologo scomparso è quello di Gigi Massari, anche lui collega di Pansini, ma soprattutto un “Fratello di laurea”. “Io ed Enrico – ricorda Massari – abbiamo iniziato la professione insieme, laureandoci addirittura nello stesso giorno: l’8 luglio del 1980”. Non manca il cordoglio del presidente della Federazione dell’Ordini dei Medici, Filippo Anelli. “Purtroppo l’anno si apre con una bruttissima notizia – afferma Anelli – è deceduto per Covid Enrico Pansini, collega di Molfetta. Addio Enrico, medico e maestro di vita. I tuoi colleghi non dimenticheranno la tua cordiale disponibilità e la tua grande professionalità. Addio Enrico, vittima del coronavirus e di un sistema che non ti ha saputo difendere”. Ed è a lui che Anelli dedica il concerto del 22 dicembre scorso nella Basilica di Bari. Un omaggio ai medici e agli operatori sanitari da ormai un anno in prima linea nel combattere l’emergenza sanitaria. Un modo per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita a causa del COVID 19. Come il dottor Pansini, morto sul campo perché, fino a pochi istanti prima che si ammalasse, era impegnato a somministrare il vaccino antinfluenzale nel suo laboratorio. Un ambulatorio dove non era difficile fermarsi a chiacchierare con lui, sempre pronto ad elargire un consiglio, un piccolo suggerimento.