Maratea. Presentato il Rapporto Ecomafia 2013.

Giornalismo AmbientaleMARATEA – Ecomafie, ovvero le illegalità ai danni dell’ambiente di natura criminale. I numeri delle infrazioni accertate nello scorso anno sono stati raccolti nel dossier 2013, realizzato dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente e presentato ieri sera a Maratea da Enrico Fontana, curatore dello stesso.

Numeri non confortanti per quanto riguarda lo scenario nazionale che registra più di 34.000 illeciti per un business di oltre 16 miliardi di euro. E la Basilicata non è esente da questo fenomeno.

Nella classifica nazionale del ciclo del cemento e dell’abusivismo edilizio la regione si colloca al decimo posto con 227 infrazioni, commesse per lo più nella provincia di Potenza, dove l’incremento percentuale rispetto al 2011 è stato del 128,5%. Faccenda analoga per quanto riguarda i danni al
patrimonio boschivo, che collocano la regione al settimo posto della classifica italiana con 465 infrazioni e coinvolge entrambe le province lucane testimoniando un gap culturale notevole alla base di comportamenti dolosi.

Il sedicesimo posto appartiene alla Basilicata per il ciclo dei rifiuti, per il quale si registrano indagini importanti, legate al conferimento in discarica dei rifiuti. Tra le indagini condotte dalla Dda nel corso del 2012 anche la vicenda “Panni sporchi”, relativa ad un flusso illeciti di tessuti, mentre resta emblamatico il caso Fenice che, al di là del progresso delle indagine, ha segnato la rottura di un rapporto di fiducia tra cittadini ed enti preposti al controllo del teritorio. Questi i dati più importanti relativi alla Basilicata, che seppur non toccata da fenomeni di natura mafiosa, come le regioni confinanti, registra un numero notevole di eco-illegalità.

Il rapporto è stato presentato alla presenza delle forze dell’ordine, che forniscono i dati per la sua stesura, nell’ambito della Summer School di giornalismo ambientale “Penne d’Ambiente. Come fare comuncazione green” che è in corso di svolgimento a Maratea. A chiusura dell’incontro di presentazione
Enrico Fontana ha sottolineato la necessità di una “rivoluzione culturale del paese” per contrastrare fenomeni illegali.

Solo preservando le buone economie e investendo nella bellezza dei nostri territori non ci sarà spazio per la dark economy.