Musicoterapia, arte e scienza a servizio di grandi e bambini

MATERA – Che cosa hanno in comune l’Inno di Mameli e Azzurro di Celentano? Le parole o, meglio, quelle parole che non si dimenticano mai. Capaci persino di superare una malattia grave come l’Alzheimer. Lo stesso si può dire della musica in genere. Se il cervello le ha sentite e memorizzate, anche in un lontano passato, le ricorda. Anzi, stimolare il paziente a cantarle o ad ascoltare note e melodie conosciute può dare spesso dei vantaggi. È quanto emerso nel corso del convegno “Musicoterapia, la cura sonora”, organizzato dall’associazione materana “Amici del Cuore” e dall’associazione “Dalla parte dell’handicap”. Se non di guarigione, la musicoterapia si sta dimostrando sempre più un valido supporto di cura, capace di migliorare e ridurre i disturbi comportamentali. Sembra infatti rappresentare una via di accesso privilegiata, per contattare il cuore dei malati che, nel caso di gravi degenerazioni mentali, preservano intatte certe abilità e competenze musicali fondamentali, quali l’intonazione, la tonalità ed il ritmo. Attraverso l’applicazione di tecniche particolari, migliora la qualità della vita e del comportamento, anche mediante l’aumento dell’autostima e della considerazione di sé stessi, oltre a stimolare memoria e socializzazione. Insomma, è davvero molto ampio lo spettro di applicazioni di questo innovativo approccio terapeutico. Essere un’arte ed una scienza praticata all’interno di una relazione interpersonale richiede la conoscenza e l’ integrazione di molti elementi. La musicoterapia può essere applicata in vari contesti nelle scuole, negli ospedali, nei centri sociali, nei centri di assistenza diurna, negli ospizi, nelle prigioni, nelle comunità. La figura stessa del musicoterapista si candida quindi a diventare essenziale all’interno di una equipe terapeutica.