Sacerdote bloccato a Gerusalemme, tornato a New York tra sirene e preghiera

Don Luigi Portarulo, originario di Bernalda, racconta le difficoltà del pellegrinaggio

Un pellegrinaggio spirituale trasformato in un’esperienza segnata dall’incertezza e dalla paura. È quanto accaduto a don Luigi Portarulo, sacerdote di 38 anni originario di Bernalda, nel Materano, impegnato nella sua missione pastorale nella parrocchia di St. Patrick a New York, rimasto bloccato a Gerusalemme a causa delle operazioni belliche in corso contro l’Iran.

A raccontare quei giorni è stato lo stesso sacerdote con un post pubblicato sui social al termine del viaggio di ritorno negli Stati Uniti. “Torno a New York con il cuore pieno di gratitudine e con una certezza ancora più forte: anche nelle notti più difficili, Dio cammina con noi”, ha scritto don Portarulo.

Il viaggio era iniziato come un tradizionale pellegrinaggio nei luoghi della Terra Santa. Il gruppo era partito da New York con tappe a Betlemme, Nazareth e Gerusalemme, vivendo momenti di fede e spiritualità. Poi l’imprevisto. Le tensioni e le operazioni militari nella regione hanno costretto il sacerdote e gli altri pellegrini a vivere giorni di grande apprensione.

“Un viaggio che porterò per sempre nel cuore – ha raccontato – partiti da New York verso la Terra Santa: Betlemme, Nazareth, Gerusalemme. Giorni di pellegrinaggio, di fede e di grazia. Poi l’imprevisto, la paura, i giorni sospesi nei bunker, le sirene, la strada verso la Giordania, il rifugio ad Amman e infine il volo di ritorno”.

Un’esperienza intensa che, seppur diversa da quella immaginata, ha rafforzato ancora di più il legame con la fede. “Tra fede, prova e speranza questo viaggio mi ha ricordato che ogni passo della nostra vita è nelle mani di Dio. Nei momenti più difficili, quando tutto sembrava incerto, si è stretto ancora di più quel nodo profondo che ci lega alla fede”.

Il sacerdote ha poi spiegato come quei giorni abbiano assunto un significato ancora più profondo. “Abbiamo pregato nei luoghi di Gesù, ma abbiamo anche sperimentato cosa significa affidarsi davvero al Signore quando tutto cambia all’improvviso. Ho capito ancora di più che il pellegrinaggio non è solo un viaggio verso un luogo santo, ma è soprattutto un cammino del cuore”.

Infine il ringraziamento a chi gli è stato vicino nei giorni di apprensione. “Grazie a tutti coloro che ci sono stati vicini con la preghiera, con un messaggio, con una parola di incoraggiamento. Ci avete fatto sentire accompagnati passo dopo passo”.