Ex Ilva, ambientalisti chiedono al Governo di chiudere l’area a caldo: “effetti neurotossici su bimbi”

Gli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva vanno chiusi e non si può più aspettare. Questa la posizione del Comitato per la Salute e per l’Ambiente di Taranto, che in una lettera ai ministri della Salute e della Transizione ecologica chiedono un intervento immediato per porre fine alla grave situazione di inquinamento in città legato alle emissioni dello stabilimento siderurgico. Una realtà drammatica, scrive il comitato cui aderiscono diverse associazioni ambientaliste tra cui PeaceLink, Genitori Tarantini, e Comitato Quartiere Tamburi. “Una nuova ricerca recentemente pubblicata in inglese sulla prestigiosa rivista internazionale Nature – si legge nella lettera a Speranza e Cingolani – certifica effetti neurotossici sinergici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto residenti nei quartieri vicini al polo industriale. Questo ha destato in noi forte preoccupazione. Occorre un vostro urgente intervento per fermare gli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva, ormai improcrastinabile”.

Questo studio – aggiunge il Comitato – riprende, continua e approfondisce uno studio già condotto a Taranto sull’impatto che l’inquinamento industriale ha sul quoziente di intelligenza dei bambini. Aggiunge nuove conoscenze sull’impatto comportamentale” ed emerge “che gli effetti del piombo e dell’arsenico non solo si sommano ma si amplificano reciprocamente”. Il gruppo di associazioni chiede al governo di “smentire le voci che danno per imminente un nuovo decreto salva-Ilva che sarebbe – dicono – una grave atto di protervia e di irresponsabilità. Vi scriviamo per annunciarvi che intendiamo rivolgerci al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, con sede a Ginevra per segnalare questa situazione dei bambini di Taranto con piombo nel sangue e arsenico nelle urine”. “L’immissione di piombo e arsenico in atmosfera – conclude il Comitato – va fermata. Il tempo dell’attesa e delle proroghe è finito. Siamo di fronte all’acclarata persistenza di un rischio neurotossico inaccettabile”.