Salute, lo studio pugliese per curare il cancro del colon ‘”alla radice”

E’ tutto pugliese il nuovo studio su delle nuove cure per il cancro al colon partendo dalla “radice”, pubblicato su una rivista internazionale. Una ricerca che ha identificato nelle cellule staminali tumorali isolate da pazienti un gene, il p38alfa, che produce grande quantità di una proteina che rappresenta un fattore in grado di identificare i pazienti che non risponderanno alla chemioterapia, ma anche un target terapeutico. Lo studio evidenzia che si può così bloccare la funzione con un farmaco inibitore specifico rendendo le cellule staminali tumorali sensibili alla chemioterapia standard e inducendo la morte cellulare. Responsabili della ricerca sono il professore Cristiano Simone, del dipartimento Scienze Biomediche e Oncologia Umana (DIMO) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e la dott.ssa Valentina Grossi di Genetica Medica dell’istituto de Bellis’ di Castellana Grotte. Il lavoro scientifico, svolto insieme ai colleghi dell’Università di Palermo e de ‘La Sapienza’ di Roma, è stato sostenuto da un finanziamento del MIUR. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante nella terapia del tumore del colon. Infatti si passa da una sopravvivenza a 5 anni dell’80-90% ad una dell’40-60% nei casi in cui il tumore ha invaso localmente i linfonodi. Questi pazienti prima e dopo la chirurgia sono sottoposti a chemioterapia. La riduzione della sopravvivenza dipende dalle recidive e dalla progressione della malattia. Questi pazienti rappresentano il 30% di tutti i tumori del colon, e purtroppo 1 paziente su 3 non risponde alle terapie andando incontro a progressione di malattia. La resistenza alle terapie è dovuta alle cellule staminali tumorali, che possiamo considerare “le radici” del tumore. In conclusione lo studio apre così la strada a nuovi studi clinici controllati in combinazione con la chemioterapia standard.