Società Aree produttive industriali Basilicata, Il Si dalla Commissione Bilancio e Programmazione

 

La seconda commissione consiliare, presieduta da Luca Braia (Iv), riunita in modalità telematica ha approvato a maggioranza, con il voto favorevole di Acito, Cariello, Bellettieri, Baldassarre e Quarto, contrario Braia, astenuta Carlucci il disegno di legge concernente lo scioglimento del Consorzio industriale della Provincia di Potenza e costituzione della società Aree produttive industriali della Basilicata SpA.

Con il disegno di legge si autorizza la Giunta regionale a costituire con propria deliberazione da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, una società per azioni denominata Aree Produttive Industriali Basilicata S.p.A. (API-Bas S.p.A.). “La società – si legge all’art. 1 del ddl – ha per scopo la promozione dello sviluppo industriale e del perseguimento della sostenibilità ambientale delle aree produttive in coerenza con gli indirizzi e le scelte programmatiche della Regione volte al perseguimento delle proprie finalità istituzionali”. Con l’art.2 si prevede che “a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, il Consorzio per lo Sviluppo industriale della Provincia di Potenza è posto in liquidazione e, contestualmente, la Giunta regionale, con proprio provvedimento, nomina il liquidatore che subentra in tutti gli organi gestori, ordinari e straordinari, del Consorzio. Al temine della procedura di liquidazione, il Consorzio è sciolto”. Stabilito che le singole posizioni debitorie del Consorzio non transitano all’API-Bas Spa ovvero nel bilancio della Regione e che il patrimonio disponibile del Consorzio è interamente ed esclusivamente destinato al soddisfacimento dei creditori da parte del liquidatore. La concessione in uso e la gestione di tutti gli impianti di accumulo, sollevamento, trattamento, distribuzione, depurazione delle acque e dei reflui industriali e delle reti di distribuzione di acqua ad uso industriale e di collettamento reflui siti nelle aree industriali della Provincia di Potenza, è attribuita all’Ente gestore del servizio idrico integrato in Basilicata. Al fine di evitare interruzioni dei servizi pubblici essenziali e garantire alle aziende la continuità produttiva, il trasferimento all’ente gestore delle reti e degli impianti di depurazione reflui riguarda esclusivamente quelli nei quali le imprese sono autorizzate allo scarico in pubblica fognatura. L’Api-Bas Spa opera a supporto della Regione e, tra l’altro, attua e gestisce interventi coordinati di infrastrutturazione, rilancio e valorizzazione delle aree produttive regionali, promuove le aree produttive regionali anche tramite azioni di marketing, sia a livello nazionale sia internazionale, gestisce unitariamente, nel rispetto delle indicazioni programmatiche della Regione, le azioni da promuovere nelle Zone Economiche Speciali, Zone Franche doganali, aree Sin, aree di crisi complesse e non complesse, riscuote i corrispettivi dovuti dai soggetti insediati nelle aree industriali a fronte dell’utilizzo o dell’attività di gestione e manutenzione di opere o impianti di competenza o proprietà dell’Api-Bas Spa. Il capitale sociale è detenuto interamente dalla Regione Basilicata ed è determinato inizialmente in 5 milioni di euro.

Per quanto concerne il personale, alla società è trasferito quello attualmente impiegato presso il Consorzio per lo Sviluppo industriale della Provincia di Potenza ove non diversamente destinato. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, il liquidatore del Consorzio presenta alla Giunta regionale e all’amministratore unico della società un piano per il trasferimento del personale con indicazione delle unità da assegnare alla società e ad altro organismo ovvero da collocare a riposo. Nella redazione del piano il liquidatore tiene in considerazione i profili professionali dei singoli dipendenti, l’esperienza maturata e valuta la sussistenza dei presupposti per l’accompagnamento al pensionamento anticipato ovvero per il collocamento a riposo. Il trasferimento del personale avverrà mediante la salvaguardia dei livelli retributivi in godimento.

La Giunta regionale, al termine della procedura di liquidazione e al conseguente scioglimento del Consorzio, adotta un regolamento di delegificazione recante la disciplina organica della gestione, promozione e valorizzazione delle aree produttive regionali. Prima del voto si è proceduto ad una serie di audizioni a cominciare dai Dirigenti Generali del Dipartimento Programmazione e Bilancio della Giunta regionale, Domenico Tripaldi e del Dipartimento Politiche dello Sviluppo, Marica Panetta. A loro il presidente della Commissione Braia ha chiesto informazioni in merito all’impatto finanziario e all’utilizzo dei fondi stanziati in bilancio per il risanamento del Consorzio di Potenza, 5 milioni di euro, ora invece destinati alla costituzione della Spa.

Per quanto riguarda i cinque milioni di euro –ha detto Tripaldi – c’è la copertura finanziaria in quanto prima erano stati inseriti in bilancio per risanare il Consorzio ed ora per il capitale sociale della Spa. Da un punto di vista tecnico la somma nel bilancio può essere usata perché ad oggi non ci sono atti di impegno per questa cifra. Missione e programma sono gli stessi. Per quanto riguarda l’impatto finanziario esso è quello derivante dalla partecipazione alla Spa. Nel consolidato, quando andrà in funzione la Spa verrà riportato anno per anno le attività e le passività”.

Panetta ha sottolineato come “i fondi stanziati per risanare il Consorzio non potevano essere più utilizzati per il risanamento perché la norma è stata impugnata dal Governo per il quale si può solo considerare un aiuto diretto alle imprese. Il Consorzio è un ente pubblico economico che ha sua autonomia. I debiti non ricadranno né sulla Regione né sulla SpA e i creditori saranno certamente più tutelati con la messa in liquidazione dell’organismo. Per quanto riguarda i 33 dipendenti, una parte transiterà nella SpA, altri andranno all’Acquedotto lucano, alla Sel e al Consorzio di bonifica”.

Perplessità sono venute dall’Amministratore unico di Acquedotto lucano, Giandomenico Marchese. “Non siamo a conoscenza – ha detto – dei dati sull’equilibrio finanziario economico del gestore degli impianti idrici che da subito passeranno all’azienda da me diretta. L’Egrib aveva chiesto quale fosse l’elenco degli utenti attivi, i costi di manutenzione e demandava ad una fase successiva l’attività ricognitiva per verificare lo stato delle reti da trasferire. Ad oggi non è stato fatto nulla. Esprimo quindi forti perplessità sul fatto che da subito passerà ad acquedotto la gestione degli impianti industriali. Materialmente io non so cosa succederà quando entrerà in vigore la legge. La disponibilità di Acquedotto sarà massima nell’attuazione di una legge regionale. Il rispetto istituzionale non mancherà ma mettetevi nei panni di tutto il personale che sabato dovrà prendere in carico altre reti anche perché i dipendenti del consorzio non passeranno subito nel nostro organico.

Bisogna trovare una soluzione tecnico giuridica che ci consenta nei prossimi sessanta giorni di mettere in piedi nuovi carichi di lavoro. Non vorrei che tutte le questioni giuridiche pregresse del consorzio potessero gravare sulla situazione dell’Acquedotto che già oggi non è delle migliori. Troviamo una soluzione tecnica con Egrib che dovrebbe fare trasferimento di reti e impianti di cui ora non è a conoscenza”. Ascoltati anche i Segretari Generali di Cgil Angelo Summa, Cisl Enrico Gambardella e Uil Vincenzo Tortorelli.

Nell’impianto della norma – ha detto Gambardella – non ravvediamo come saranno distribuiti i lavoratori oggi in organico all’Asi Potenza e soprattutto da chi saranno pagati. Temiamo in una certa debolezza dell’impianto normativo proposto perché viene rimandato al liquidatore l’eventuale distribuzione del personale ed il consolidamento dei loro rapporti di lavoro. Una norma di riforma così formulata aldilà delle perplessità dovrebbe innanzitutto tutelare il lavoro. Con la società che si andrà a costituire i lavoratori passeranno da un contratto di tipo pubblico ad uno privatistico. Con quali garanzie? E poi ci sono gli altri soggetti che fino ad oggi hanno maturato crediti significativi come la Giuzio impianti”.

Non riesco a comprendere – ha detto Angelo Summa – come oggi di fronte ad un impianto legislativo che pone una serie di macro criticità non si voglia porre rimedio. La norma lascia al Consorzio la manutenzione e gestione delle aree industriali, come si farà senza fondi? La nuova SpA non regge sul piano del diritto e della garanzia dei lavoratori. Come si può pensare che il tfr resti in capo al Consorzio che va in liquidazione? Si sta giocando sulla pelle dei lavoratori. Il progetto di legge regionale ha già creato una serie di problemi per lo smaltimento dei fanghi. Molte aziende stanno revocando i contratti. E la Ferrero di Balvano è quella che rischia di più. Siamo di fronte ad un disegno di riforma che nasce dal presupposto di superare la condizione debitoria del consorzio ma senza affrontarla. Si sta giocando con il destino generale delle politiche industriali. Ci vuole un confronto vero e democratico”.

Per la Basilicata – ha detto Vincenzo Tortorelli – si avvia una fase molto delicata. Mentre stiamo parlando nel più grande stabilimento d’Europa c’è la visita dell’Amministratore delegato della Stellantis e noi oggi pensiamo di affrontare la riorganizzazione dei Consorzi industriali n questo modo. Oggi abbiamo ottanta milioni di euro di debiti del Consorzio e non è possibile gestire la vicenda con una spugna. C’è l’aspetto che riguarda i lavoratori ma anche la programmazione che non può fermarsi”. Sono intervenuti, oltre al presidente Braia, i consiglieri Bellettieri, Acito, Carlucci e Quarto. I commissari hanno quindi preso in esame il parere dell’Ufficio Legislativo chiesto dai presidenti della prima e terza commissione in merito al disegno di legge in oggetto, “al fine di valutare la compatibilità costituzionale e la conformità dell’articolato ai principi evenienti dalla legislatura vigente”.

Per quanto attiene alle finalità della costituenda società a partecipazione pubblica – si legge tra l’altro nel parere – diventano necessarie alcune precisazioni. L’articolato del disegno di legge individua le funzioni attribuite alla nuova società. L’articolo l, al comma 3, stabilisce che la società ‘ha per scopo la promozione dello sviluppo industriale e del perseguimento della sostenibilità ambientale delle aree produttive in coerenza con gli indirizzi e le scelte programmatiche della Regione volte al perseguimento delle proprie finalità Istituzionali’. Il comma 4 dell’articolo 2, inoltre, trasferisce alla società ‘tutte le competenze in materia di gestione e manutenzione delle aree industriali della provincia di Potenza’. L’articolo 3 si occupa dell’oggetto sociale, specificando le funzioni del nuovo soggetto societario. Non si comprende se tra le competenze della società rientrino, come specificato nella relazione illustrativa, ‘tutte le competenze in materia di promozione dello sviluppo industriale’, ·riunite, sempre come precisato nella stessa relazione, nel nuovo soggetto ‘organizzato in forma societaria’. In particolare non risulta chiaro se tra le competenze trasferite rientri anche la potestà di pianificazione territoriale e di espropriazione. Da quanto emerso, la volontà del legislatore sarebbe indirizzata al trasferimento di tutte le funzioni dei Consorzi alla nuova società. In realtà, come già evidenziato, è ancora in vigore l’articolo 36 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, il quale conferma la natura di enti pubblici economici dei Consorzi di Sviluppo Industriale (comma 4), individuando le funzioni specifiche di tali consorzi (comma 5).

La stessa relazione illustrativa al disegno di legge in oggetto, peraltro, ricorda, tra le potestà dei consorzi, anche quella di pianificazione territoriale a contenuto precettivo specifico, nonché quella di espropriazione e successiva cessione delle aree ed anche di riacquisizione coattiva dei lotti inutilizzati e degli impianti dismessi. Ne consegue che non tutte le funzioni dei consorzi possono essere attribuite alla nuova società, data la connotazione giuridica di questa. In particolare, a parere di questo ufficio, non possono essere attribuite ad un soggetto societario, pur se a totale partecipazione pubblica, potestà di pianificazione territoriale e di espropriazione”.

Alla luce della lettura del giudizio espresso dall’ufficio legislativo del Consiglio e del fatto che non sono risolte le questioni poste anche dai sindacati sulla inesistenza di un piano di sostenibilità economica e finanziaria che doveva essere parte integrante della relazione sul ddl – ha detto Braia – chiedo ai commissari di aggiornare la seduta a domani mattina per consentire una audizione dell’ufficio stesso e/o degli estensori della norma, che possano ulteriormente rassicurare la commissione. Non è possibile alla luce di tante criticità e dubbi esistenti anche dopo le audizioni e il parere dell’ufficio legislativo fare nessun tipo di scelta consapevole”.

La richiesta del presidente della commissione Braia di aggiornare i lavori e quindi il voto sul ddl a domani è stata bocciata a maggioranza con il voto contrario di Acito, Cariello, Baldassarre, Bellettieri e Quarto e il voto favorevole dello stesso Braia e Carlucci.

Hanno partecipato ai lavori della seconda commissione, oltre al presidente Braia, i consiglieri Carlucci (M5s), Bellettieri e Acito (FI), Cariello (Lega), Trerotola (Pl), Baldassarre (Idea), Cifarelli e Pittella (Pd), Quarto (Bp), Vizziello (FdI)