Morte di Emanuele Pellegrino, rinviati a giudizio l’ex sindaco di Matera De Ruggieri e altre 5 persone

Sono passati poco più di 2 anni da quel tragico 23 novembre 2018, quando il giovane materano Emanuele Pellegrino, all’epoca 19enne, perse il controllo del suo scooter in via Cererie a Matera a causa di un tombino sporgente e molto pericoloso non portato al livello del manto stradale sul ciglio della carreggiata, cadendo e riportando le ferite che poi, purtroppo, lo portarono alla morte il 16 febbraio 2019. Nell’incidente rimase gravemente ferita anche la sorella di Emanuele, Anna Bruna, che rimase in pericolo di vita per ben 58 giorni.

L’imperizia nel lasciare in quella pericolosa condizione il tombino fece scaturire un’indagine per la quale, oggi, il Pubblico Ministero del tribunale di Matera Annafranca Ventricelli, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’allora sindaco della città dei Sassi Raffaello De Ruggieri per “negligenza ed imperizia, nonché per la violazione delle norme per la circolazione stradale in materia di garanzia e sicurezza ai sensi dell’art. 14 del d.lgs. 285 del 1992”.

Per lo stesso capo d’accusa sono imputati l’allora dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Matera, Sante Lomurno, l’amministratore unico di Acquedotto Lucano, Giandomenico Marchese, e il direttore dell’area tecnica di Acquedotto Lucano, Raffaele Pellettieri insieme al direttore operativo Rosanna Brienza e la responsabile del centro operativo materano di Acquedotto, Elena Artuso.

Secondo l’accusa, la responsabilità riguarderebbe la colposa imperizia nel lasciare in quella posizione il tombino, con un dislivello di 8 cm rispetto al manto stradale, cagionando l’incidente che ha poi spezzato la vita di Emanuele Pellegrino. Il reato, a norma di legge, è punito con la reclusione da due a sette anni.

Sentito sul tema, questo il commento dell’ex Sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri: “La richiesta di rinvio a giudizio del pm per il drammatico episodio mortale di via Cererie, non crea inquietudine alla mia coscienza perché il magistrato dovrà ancora preliminarmente individuare i concreti e diversificati rapporti causali nella produzione del tragico mortale incidente. Questo doveroso passaggio processuale non mi allarma perché non compete al sindaco la custodia e la vigilanza della rete viaria comunale e, nel caso specifico, non vi era per altro consapevolezza della esistenza di tale insidia stradale”.