Carlo Sibilia sul terremoto dell’80: “Non vanifichiamo il sacrificio dei morti di covid come per quelli dell’Irpinia”

Il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia (M5S) ha diramato un video nel quale esprime tutto il suo cordoglio nel ricordo della tragedia del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980.
“Quarant’anni fa un minuto e mezzo di scossa. 2914 morti, quasi 10mila i feriti, oltre 300mila gli sfollati. Numeri che, ancora oggi, a distanza di 40 anni raggelano il sangue nelle vene.
In tutto 4259 i vigili del fuoco intervenuti e 1.101 i mezzi utilizzati.
L’Italia si scoprì colpita al cuore e impreparata a reagire con la giusta velocità.
Riecheggia ancora il grido di disperazione lanciato tre giorni dopo l’evento dal quotidiano “Il Mattino” che con un secco “Fate presto” riassunse la necessità di interventi veloci.
A distanza di quarant’anni abbiamo piuttosto il dovere di farci delle domande e fornire risposte.
Questa esperienza è stata dimenticata? No.
Questa esperienza è stata superata? Affatto.
“il terremoto infinito”, così come lo chiamano, non deve essere tale perché pare che la ricostruzione non finisca mai, ma deve esserlo per ciò che ci ha insegnato e che porteremo con noi per sempre. Nel trasmettere questi insegnamenti c’è il vero valore del ricordo.
Infatti, dalla grande energia sprigionata dalla terra nacque l’impulso decisivo per la creazione della Protezione civile dando forma all’idea di Zamberletti con la legge 219 del maggio 1981.
La stessa protezione civile che da marzo scorso è chiamata insieme agli altri, a gestire la seconda emergenza più importante per il nostro Paese dopo il terremoto dell’80: la pandemia da COVID-19.
Per questo motivo il compito più gravoso che sento oggi è di trasmettere a tutti il sentimento della generazione post terremoto. Quella di cui faccio parte.
Quella che ha ereditato incertezze e ritardi, di una, pur difficile, ricostruzione.
Quella che ha subito gli effetti delle macerie politiche: infrastrutture mai terminate, selvaggi insediamenti industriali realizzati per sfruttare leggi favorevoli salvo poi abbandonare quelle aree, ruderi ai quali non facciamo più caso e una sequela infinita di occasioni perdute. Ancora oggi da queste terre si emigra a causa di quelle occasioni perdute.
La scossa delle 19.34 di quella domenica di quarant’anni fa deve darci la forza di reagire nei confronti della terribile emergenza sanitaria che stiamo vivendo.
E’ compito della mia generazione non vanificare il sacrificio di quasi 50.000 morti per covid come quello dei 3000 di allora.
Oggi la generazione post terremoto deve sentire forte il bisogno dare risposte a domande che ci poniamo da 40anni.
Per questo lavoriamo per garantire che gli edifici siano antisismici grazie al sisma bonus e il superbonus 110%. Investiamo in conoscenza per l’edilizia delle aree sismiche. Ripuntiamo in maniera decisa sulle aree interne dell’Appennino meridionale con infrastrutture come quella digitale, realizzando così nuove opportunità in tempi celeri.
Che i quarant’anni da quel terribile evento ci diano la forza per il futuro, unendo e non dividendo, supportando e migliorando le condizioni di chi si occupa di prevenzione e soccorso pubblico così come stiamo facendo con i Vigili del Fuoco.
Il mio va saluto a chi ancora, di quella tragedia, porta le ferite. Nostro compito lavorare per alleviarle.”