Scuole chiuse in Basilicata, Cobas: “Istruzione è diritto da garantire sempre”

 

 

La pandemia non deve essere utilizzata come pretesto per dequalificare la scuola. Il monito arriva dai Comitati di base della scuola (Cobas), a seguito della ordinanza regionale lucana che ha sancito la chiusura delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Attraverso un comunicato hanno denunciato “inefficienza e incoerenze” dell’amministrazione regionale. I Cobas chiedono inoltre di utilizzare i fondi per ripristinare la sanità di prossimità e soprattutto finanziare interventi di edilizia scolastica.

“Con l’ordinanza n. 44  del 15 novembre  è stata predisposta la chiusura delle Scuole di ogni ordine grado della regione Basilicata fino al 3 dicembre, facendo pagare a studenti e genitori, e in generale alla società tutta, le inefficienze e le incoerenze con cui Regioni e Amministrazioni Locali stanno gestendo la pandemia, costringendo, oltre ai ragazzi e alle ragazze della scuola secondaria di primo e secondo grado persino i bambini e le bambine della scuola primaria ma anche i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria alla alienante e dannosa didattica a distanza. Siamo consapevoli che le strutture sanitarie siano in affanno ed è degno di pregio lo sforzo che il personale sanitario sta profondendo dall’inizio dell’epidemia e  per questo siamo convinti che il tracciamento di alunni e personale scolastico ( docenti e ATA) ora più che mai sia fondamentale e non più rinviabile.  Nonostante il DPCM del 3 novembre scorso stabilisca che persino nelle zone rosse i bambini e le bambine delle scuole primarie e i ragazzi e le ragazze delle prime e seconde classi della scuola Secondaria di I grado continuino le lezioni in presenza, da Nord a Sud,  assistiamo  a un proliferare scomposto di ordinanze locali degne di un regionalismo delle diseguaglianze. Pur consapevoli che le aule scolastiche non sono immuni dal contagio e che questo possa trasmigrare nelle famiglie e dalle famiglie, è da sottolineare che tutta la comunità scolastica ha fatto un grande sforzo collettivo per evitare la sospensione dell’attività scolastica in presenza. I Governi di Germania, Francia, Irlanda, Olanda e persino del Regno unito varano forme più o meno intense di lockdown, ma salvaguardano il diritto all’istruzione. Già con la prolungata chiusura dello scorso anno si sono registrati effetti negativi strutturali sulle capacità di apprendimento degli studenti e un regresso significativo nelle capacità cognitive di livello più alto, relative all’analisi dei singoli fenomeni, alla loro contestualizzazione, allo sviluppo dello spirito critico. Tali effetti sono stati registrati in tutti gli ordini di scuola, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Questa nuova chiusura, considerando anche la probabile reiterazione oltre il 3 dicembre, rischia di estenderli e renderli strutturali e irrecuperabili per un’intera generazione. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la scuola è relazione sia umana che cognitiva e tale relazione non può essere mediata dallo schermo di un computer! La scuola pubblica mira alla riduzione delle disuguaglianze e la DAD aumenta le disuguaglianze. In DAD non è possibile alcuna seria valutazione sommativa degli studenti e dovrebbe essere chiaro a tutti che la prolungata chiusura potrebbe avere  effetti devastanti sulla preparazione di una generazione di studenti. La scuola pubblica è appunto pubblica e non può usare acriticamente gli strumenti e i prodotti didattici delle multinazionali del web. Più si prolunga l’uso della DAD, più aumenta il rischio, denunciato dai Cobas sin dall’inizio, della tecnica della shock economy: approfittare della pandemia per rendere strutturale l’uso della DAD, didattica digitale, con conseguente ulteriore dequalificazione della scuola.

Come spiegare altrimenti la chiusura dei cinema, dei teatri, delle biblioteche? Come spiegare la sospensione anche di quel minimo di 25% di didattica in presenza alle superiori che avrebbe garantito un minimo di socialità ai ragazzi e un minimo di serietà alla scuola? Come spiegare che si può andare dalla parrucchiera e dal barbiere, ma non a scuola, nemmeno al 25%? Come è possibile distinguere tra il superfluo e il necessario, considerando scuole e attività culturali come attività a cui si può rinunciare senza fornire alcuna evidenza scientifica della loro responsabilità nella diffusione del contagio? Con la soluzione della chiusura delle scuole si vuole nascondere la vera tragedia, quella di un sistema sanitario nazionale al collasso dopo anni di tagli e privatizzazioni. Altre sono le cause della diffusione incontrollata dei contagi perché dallo scorso mese di marzo niente è stato fatto per evitare di trovarci oggi in una tale situazione. Nessun massiccio piano di investimenti per migliorare le strutture scolastiche, nessun recupero di strutture pubbliche dismesse per aumentare il numero delle aule e sdoppiare le classi pollaio, nessun potenziamento dei trasporti pubblici. Ribadiamo che per noi non ci sono dubbi: la scuola, nel rispetto del diritto alla salute,  deve restare aperta perché la cosidetta Didattica a Distanza non è davvero insegnamento, non è seria didattica, al più “didattica dell’emergenza” che danneggia gli studenti, aumenta le diseguaglianze, la dispersione e i ritardi negli apprendimenti che nei più fragili si acuiscono ancora di più ed è impossibile da sostenere ulteriormente per le famiglie.  Si sarebbe potuto fare di più anche rispetto al trasporto pubblico, che da molti  viene considerato il maggior veicolo del Covid, potenziandolo come si sarebbe dovuto fare e come da mesi stanno chiedendo i movimenti studenteschi. Tutto questo è inammissibile, visto il lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse, con l’aggravante che già in estate era stato ampiamente previsto un ritorno diffuso dei contagi. Chiediamo che i finanziamenti attuali e quelli futuri non vengano sperperati, ma utilizzati razionalmente per: 1) ripristinare una sanità di prossimità, riaprire pronti soccorso ed ospedali; 2)ridurre il numero di alunne/i per classe, intervenendo sull’edilizia scolastica per recuperare spazi inutilizzati e sdoppiare le classi numerose; 3) interventi strutturali e antisismici finalizzati a mettere in sicurezza gli edifici scolastici; 4) assumere tutti i/le docenti utili ad eliminare le classi pollaio insieme ad esperti per il supporto psicologico a studenti e famiglie; 5) l’immediato potenziamento dei trasporti pubblici, aumentando le corse nelle ore di punta e l’istituzione di un servizio pubblico e gratuito di trasporto scolastico dedicato; 6) l’introduzione di un vero, equo e universale reddito di quarantena che garantisca i genitori ai cui figli venisse prescritta la quarantena o l’isolamento fiduciario; 7)garantire maggiori controlli sanitari: tamponi e test rapidi gratuiti per studenti, docenti e tutto il personale scolastico e ripristinare una vigilanza sanitaria scolastica dotando ogni scuola di un ambulatorio con medico ed infermiere scolastico. Basta con la didattica a distanza, la scuola è un’altra cosa.