Trivelle: sindacati, nuovo attacco: a rischio 20.000 posti

 

(ANSA) – ROMA, 07 AGO – Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. L’emendamento inserito nel decreto semplificazioni sul tema delle ‘trivellazioni’, rischia di affossare definitivamente l’attività di upstream nel nostro paese con il bel risultato di provocare la dismissione della produzione industriale di un settore strategico per il paese”, dichiara iI segretario generale della Filctem Cgil, Marco Falcinelli.

 

“Gli impianti di Ravenna, di Gela e della Val D’Agri – prosegue Falcinelli – rischiano di chiudere e l’impatto negativo sul versante occupazionale colpirebbe non meno di 20.000 persone tra diretti e indotto. Oltre che continuare a far precipitare il Paese in uno stato di assoluta dipendenza energetica
dall’estero. Riscontriamo un accanimento miope e sciagurato, frutto di incompetenza e furore ideologico”.

 

Di “colpo mortale” parla  la segretaria generale della Femca-Cisl, Nora Garofalo, che teme per l’Italia una condanna “alla sudditanza dagli Stati esteri”. “Il Governo non permetta questo scempio e non consenta il blocco delle trivellazioni”, chiede. “Alcune forze politiche, invece di assecondare gli istinti più bassi, come emerso palesemente nel corso della campagna referendaria dell’aprile di 4 anni fa e nella discussione sul Milleproroghe, dovrebbero riflettere sulle conseguenze delle loro proposte”, sottolinea.

 

A spiegare nel dettaglio la situazione è Paolo Pirani, segretario della Uiltec. L’emendamento chiede di introdurre un articolo per semplificare e accelerare il Piano per la transizione energetica delle aree idonee. “Nella realta’, invece, – afferma – si restringerebbe ancora di più il perimetro delle aree in cui sarà consentito esplorare e trivellare, escludendo per esempio quelle a limitata potenzialità. Le aree residue      ‘non saranno automaticamente disponibili, nemmeno se già beneficiano di permessi ambientali e concessioni. Il Pitesai, si legge nel testo, ‘indica la presenza di ulteriori eventuali vincoli di carattere ambientale e territoriale sopraggiunti’.

 

Chi vorrà rivendicare i diritti su aree già autorizzate con tanto di concessione, dovrà presentare un’istanza al Ministero dell’Ambiente per poter proseguire le attività fino all’esaurimento del giacimento”, prosegue Pirani. Al momento le operazioni sono ferme fino a febbraio 2021 perché la moratoria, precisa il sindacato, è stata allungata da 18 a 24 mesi, “anche in quel caso con un emendamento, presentato dai 5 Stelle e approvato a febbraio scorso nel decreto Milleproroghe. Il prolungamento – osserva la Uiltec – aveva reso chiaro che sarebbe slittato anche il provvedimento più atteso dagli operatori oil&gas, ovvero il Pitesai: previsto tra giugno-luglio 2020, di fatto è ancora fermo al Mise. L’area più colpita dallo stop è quella di Ravenna, dove Eni già lavora a scartamento ridotto”. “Bisogna aver chiaro  -conclude Pirani – che crediamo al valore della decarbonizzazione dell’industria nazionale, a per arrivarci occorre basare la fase di transizione sull’uso di gas. Fare proclami ideologici e far mancare i necessari approvvigionamenti energetici alla produzione industriale significa mettere fuori gioco la possibile ripresa economica italiana in un quadro internazionale di difficoltà e di aspra concorrenza”.