Omicidio Reale: sette arresti a Taranto, due i presunti killer

Un anno e tre mesi di indagini per chiudere il caso sull’omicidio di Mario Reale, ucciso a Taranto la sera del 25 maggio 2016. Sarebbe bastata una decina di giorni, invece, per gli investigatori, se solo i tanti testimoni avessero collaborato. Il caso è comunque chiuso, con l’arresto di Pasquale Lippo, già in carcere a Taranto, e Giovanni Lupoli, accusati dell’omicidio; dei fratelli Vincenzo e Giuseppe Scarcia , Angelo Piemonte (detenuto a Potenza), Nicola Galeanno accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di stupefacenti e di danneggiamenti; Michele Martera, che dovrà rispondere del furto dell’auto, a Grottaglie, usata per commettere il fatto di sangue. Una Ford C-Max di colore grigio chiaro.

Si vede nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza il percorso fatto dai due presunti sicari – con i volti coperti, per arrivare davanti al negozio Bolle di sapone, in zona Tamburi, dove Reale è stato assassinato. Undici colpi partiti a raffica da due pistole: una cal 7,65 e una cal 9. Negozio gestito dalla compagna. Nell’agguato pure il figlio di Reale è rimasto ferito. Tutto alle 20:00 circa, con ancora tanti clienti e passanti presenti. Ma che poi sceglieranno il silenzio in fase di indagine.

I filmati, le intercettazioni (anche in carcere), insomma “un metodo classico”, hanno spiegato il procuratore Carlo Maria Capristo ed il Questore Stanislao Schimera, hanno permesso di ricostruire i fatti e il movente dell’omicidio: un debito di 29mila euro, preteso da Reale da uno dei due presunti killer. Debito maturato per affari di droga, cocaina, tra due circuiti criminali che si contendevano le piazze del quartiere.

Diversi i retroscena emersi dalle indagini, tra armi sequestrate, esplosioni di ordigni, spari, e l’aggressione del 26 agosto 2016 a un 34enne, sequestrato a casa di uno degli indagati, a Paolo VI, picchiato col calcio della pistola e costretto a ingoiare diverse cartucce con l’imposizione di acquistare una partita di droga. Il gip Martino Rosati ha convalidato gli arresti, su richiesta del pm Giorgia Villa, a capo delle indagini della Squadra Mobile di Taranto, proprio per la “pericolosità degli indagati”, alcuni dei quali vantano “curriculum criminali” di livello, e attorno ai quali , “si è elevato un preoccupante muro d’omertà”.