Discarica di La Martella chiude ufficialmente. Ora si conferisce a Fenice e Pisticci

discarica-la-martella-300x157MATERA – A decorrere dal 20 Aprile e fino al 31 Luglio 2015, i rifiuti solidi urbani dei comuni di Matera, Tricarico, Irsina e Montescaglioso verranno trasferiti in parte al termo – valorizzatore Fenice di Melfi ed in parte alla piattaforma La Recisa di Pisticci; si concretizza così la chiusura già ampiamente annunciata, prima ufficiosamente, poi ufficialmente, pur con qualche incertezza sulla data, della discarica materana di La Martella.

Le motivazioni sono tutte descritte in una ordinanza della Regione Basilicata datata 17 Aprile. Le volumetrie autorizzate nella discarica di La Martella a Matera – dice l’ente Provincia nel documento in questione – sono esaurite, così come esauriti sono i siti di Tricarico, Salandra, Pomarico, Colobraro e Pisticci. Sempre nell’ordinanza si legge che fino al 19 di Aprile la discarica di La Martella a Matera ha potuto sfruttare un residuo di 535 metri cubi dichiarati dal Comune il 9 Aprile 2015 ma ora – si deduce- non c’è davvero più spazio, o meglio, la discarica materana avrebbe anche un’autorizzazione allo stoccaggio per altri 67 mila metri cubi ma di fatto non può utilizzarli perché subordinati alla conclusione della procedura di caratterizzazione, all’eliminazione del percolato e al successivo rilascio del provvedimento autorizzatorio AIA VIA.

Allo stato dei fatti, pertanto – afferma la Provincia di Matera, nel provvedimento a firma del governatore lucano Pittella – c’è la necessità di conferire le 65 70 tonnellate giornaliere di Matera all’impiantistica di Potenza; qui, però l’unico sito attualmente disponibile, il termovalorizzatore Fenice di Melfi, ne può ospitare solo 40 tonnellate al giorno; quindi, la necessità di conferire previa triturazione, le 25 30 tonnellate giornaliere restanti alla discarica Recisa di Pisticci.

Sulla questione è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle Matera; l’amministrazione ha fallito dice; chiude una discarica, non in quanto sistema antiquato e senza autorizzazione, ma semplicmente perchè è esaurita. Solo adesso si parla di strategia rifiuti zero e di rifiuti come risorsa; solo ora – dicono i pentastellati – che ci tocca incenerire i rifiuti a costi elevatissimi (dodici milioni di euro, dicono) con i conseguenti costi ambientali.