Ferrovie: 2014, odissea sulla rete lucana

Un treno fermo nella stazione di Potenza Centrale

Un treno fermo nella stazione di Potenza Centrale

POTENZA – Non è un fulmine a ciel sereno. Anzi, la vicenda è ben nota. Il 2014 dei collegamenti ferroviari da e per la Basilicata si apre con l’ennesimo caso di cronaca che fa gridare allo scandalo.

E stavolta, è proprio un fulmine la causa del disservizio targato Trenitalia: abbattutosi nel giorno di capodanno sulla tratta Potenza – Taranto all’altezza del comune pugliese di Ginosa.

L’evento ha causato l’interruzione del traffico su tutta la linea ed il danneggiamento di due treni Intercity, il Taranto – Roma sulla dorsale occidentale e quello in direzione Regione Calabria sulla fascia jonica, e di due convogli regionali attesi a Napoli.

Tra l’ira e l’incredulità delle persone a bordo – ben 40 – il Taranto – Roma ha ripreso la sua corsa dopo 3 ore di ritardo e solo a seguito dell’intervento dei tecnici. Nulla da fare per gli altri treni, con i tanti passeggeri rimasti a terra nella stazione di Potenza Centrale e poi indirizzati su degli autobus sostitutivi. Una consuetudine – quella dei bus – ormai accertata, tanto da chiedersi quanto siano le corse su gomma rispetto a quelle su rotaia.

“La situazione dei nostri collegamenti ferroviari è oltre ogni limite di tollerabilità – ha dichiarato ancora una volta Vito Santarsiero in qualità di Sindaco della città di Potenza.” Il quale ha aggiunto: “Il Presidente Zanichelli e l’a.d. Soprano non possono più far finta di nulla. Andrà molto ripensata la relazione di Trenitalia con la Regione in ordine al trasporto regionale.”

Già, un compenso assai oneroso di ben 10 milioni di euro, che l’azienda ferroviaria percepisce a discapito dei lucani, i quali ora chiedono di sapere come vengono investiti.

Oltre le dovute lamentele, a Potenza c’è anche chi ha parlato di eliminare le corse superflue ed instituire un rapido servizio di autolinee con partenze ogni mezz’ora in direzione di Salerno e collegare così la Basilicata all’alta velocità. Il provvedimento rassicurerebbe gli utenti con tempi certi sull’arrivo a destinazione e possibilmente senza viaggi della speranza.

I cultori del genere ci perdoneranno la citazione. Prendiamo spunto da Caro Levi, nel considerare come nell’anno del signore 2014, non fermarsi alla stazione di Eboli sembra già un risultato accettabile.