Accordo sulla centrale Enel Mercure tra echi di vecchi dissapori

IMAGE_FILE_434402Roma – Maggiori tutele ambientali e per la salute, con la costituzione, tra le altre cose, di uno specifico Osservatorio Ambientale; riduzione delle emissioni; creazione di nuova occupazione diretta ed indiretta, in particolare giovanile; riconoscimento di risorse a Comuni ed Ente Parco. Sono questi i principali contenuti dell’accordo di riconversione per la Centrale del Mercure; l’impianto dell’Enel, ricordiamo, che produce energia dal legname vergine dell’area, sito a Laino Borgo, in provincia di Cosenza, in pieno Parco Nazionale del Pollino. L’intesa firmata, ieri, presso il Ministero dello Sviluppo economico, a Roma, ha visto concordare sul suddetto protocollo: l’Enel, la maggioranza dei Comuni coinvolti, le Regioni Calabria e Basilicata, l’Ente Parco Nazionale del Pollino e le Segreterie regionali di Calabria e Basilicata di Cgil, Cisl e Uil. I dettagli con gli strumenti, i percorsi e le risorse dell’accordo saranno poi specificati nei prossimi giorni. Un lungo e travagliato iter autorizzativo, quello in questione, iniziato, rammentiamo, nel 2000 e che ha incontrato, negli ultimi anni, non pochi ostacoli; tra questi: quelli legati sopratutto all’opposizione delle associazioni ambientaliste e di molti Comuni della zona come Rotonda e Viggianello. “Un ennesimo affronto alla dignità delle popolazioni contrarie – definiscono, infatti, l’intesa dal sito della organizzazione lucana ambientalista Ola; un accordo bipartizan – ribadiscono – che si consumerà ancora sulla pelle dei cittadini”. Riecheggiano tutt’oggi, infatti, sul territorio, gli echi delle tante lotte profuse, dai sodalizi locali a difesa dell’ambiente, i quali hanno sempre visto in questo impianto una forte minaccia per l’incontaminazione di quest’area, la quale risulta essere, tra l’altro, protetta da un Ente; appunto: l’Ente Parco nazionale del Pollino. Da ultimo, ricordiamo, l’incendio divampato dalla struttura in questione il 9 luglio 2013; un episodio che evidenzia – a detta sempre della Ola – la pericolosità di una centrale inattiva per anni che si vorrebbe mettere in funzione ad ogni costo.