Il punto sulla vertenza Natuzzi. Riparte in tanto l’agitazione Ferrosud.

Natuzzi e FerrosudChe l’estate sarebbe stata più calda dal punto di vista delle agitazioni sindacali, anziché da quello meteorologico, lo si era già capito dal primo di luglio, quando alla vigilia della festa della Bruna, la festa patronale dei materani, il Gruppo Natuzzi annunciava un’operazione che, come sappiamo, rappresenta, praticamente, l’anticamera del licenziamento, ossia: le procedure di mobilità per 1726 dipendenti. Una notizia choc, in quanto, tutti si aspettavano, invece, un piano di rilancio industriale; la proprietà, addirittura, indicava l’impianto materano di Jesce come la fabbrica del futuro. Dopo varie assemblee tra Puglia e Basilicata, nel corso delle quali i Sindacati hanno ribadito, unitariamente, che la concorrenza sleale indicata dal Gruppo come causa principale dello stato di crisi, in realtà è stata creata dal Gruppo stesso con i conto terzi, ecco il primo incontro istituzionale, quello romano del 5 Luglio, al Ministero dello Sviluppo Economico, dove viene comunicata la sospensione delle Procedure di mobilità. Notizia positiva e appuntamento dopo 10 giorni cioè ieri; altre grandi aspettative ma dal tavolo tecnico romano per il piano di rilancio industriale, ancora delusioni per le sigle sindacali Filca Cisl, Fillea Cigil e Feneal Uil. Nulla o praticamente poco più di nulla; solo la ratifica della sospensione della mobilità ed il rinvio ad altri 3 appuntamenti per il 22, 25 e 26 di Luglio dove si parlerà di organizzazione del lavoro, strategia e crescita e costo del lavoro. Intanto il patron Paquale Natuzzi in una intervista rilasciata ad una rivista di settore qualche giorno fa annuncia questo: “siamo pronti a investire, a crescere all’estero e senza delocalizzare” ma dalle istituzioni ci servono misure che ci consentano di tagliare da 92 a 50 centesimi il costo del lavoro al minuto. Se Natuzzi, in qualche modo, piange, Ferrosud non ride e contribuisce a far salire la colonnina meteorologica delle agitazioni. E’ notizia di ieri, infatti, la conferma a partire da Giovedì 18 alle ore 9,00 di un’assemblea permanente aperta a tutti i lavoratori dinanzi alla portineria dello stabilimento. Anche in questo caso, al centro delle sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm il piano industriale, la proprietà 2 m techno – dicono – non ha provveduto a investire nuove risorse economiche così come annunciato in sede regionale. Per Ugl c’è aria di dismissione dell’impianto . In questi anni -affermano – non si è guardato al futuro ma solo a chiedere cassa integrazione. Anche per la Ferrosud si chiedono tavoli romani per il rilancio. In bilico in questo caso il destino di 140 famiglie.